"La parola fine": il diario del suicidio di Roberta Tatafiore

"La parola fine": il diario del suicidio di Robertta Tatafiore E' inquietante avere tra le mani "La parola fine" di RobertaTatafiore. Perché questo libro (Rizzoli, pp. 160, 17 euro) è il diario che l'autrice ha incominciato a scrivere tre mesi prima di togliersi la vita, nell'aprile del 2009, in un albergo di Roma, e ripercorre quei giorni, le letture, le scelte della grande femminista.

Ciò che impressione di più, leggendo queste pagine, è pensare che siano state concepite con una lucidità difficile da accettare: quella di chi ha deciso di togliersi la vita, e sta preparando quel momento fatale. Ciò che impressiona di più, dunque, è che queste pagine facciano parte di un vero e proprio progetto.

Ma come ha ben scritto Elisabetta Rasy sul Sole 24ore di oggi (nell'articolo "Clandestinità fino all'estremo"), Roberta Tatafiore ha fatto di questo diario non la confessione sentimentale, privata, di una donna che sta per morire, ma la realizzazione di un progetto politico: "Tutto il diario", scrive Elisabetta Rasy, "racconta la preparazione del suicidio come si trattasse della preparazione in clandestinità di un attentato terroristico".

Un libro a mio parere sconcertante, una testimonianza ideologica di una femminista che, avendo sempre legato la sua vita all'azione politica, ha voluto dedicarsi a essa completamente.

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