"A dio spiacendo" di Shalom Auslander

A dio spiacendo di Shalom Auslander Dopo "Il lamento del prepuzio", Shalom Auslander torna in libreria con i 14 racconti riuniti in "A dio spiacendo" (Guanda, pp. 182, 15 euro), confermando in questa sua prova letteraria il suo caratteristico tocco irriverente, l'umorismo con cui affronta questioni delicatissime, e l'abilità nell'inscenare situazioni improbabili, verosimili nella loro eccessiva stravaganza.

Sì, perché Auslander è uno di quegli scrittori per cui la letteratura è indissolubilmente legata alla propria vita. E Auslander è uno scrittore nato nel quartiere ebraico di Monsey, New York, ha assorbito più che mai la cultura giudaica, la assimilata, e nei suoi scritti la affronta con l'arma tagliente dell'ironia.

A volte l'ironia è quasi sfrontata. Come nel racconto "Dio è un grosso pollo felice", in cui il protagonista, una volta morto, scopre che dio non è altro che un pennuto di proporzioni gigantesche che vive indifferente al destino dell'umanità. Altre volte, invece, le situazioni diventano grottesche. Schwartzman, ad esempio, protagonista del racconto "Il dilemma del profeta" si trova ad andare da uno psicanalista perché oppresso dalle insistenti richieste di dio (costruire un'arca, un altare, etc).

Auslander è uno di quegli scrittori che riesce a scherzare in maniera elegante sulla religione, argomento quanto mai delicato. E lo fa a volte con un umorismo alla Woody Allen, a volte con un senso della satira molto duro, ma che ti lascia sulle labbra, sempre, il sorriso dell'umorismo più amaro.

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