Sul Romanzo-Webzine: un'intervista a Morgan Palmas

Sul Romanzo-Webzine: un'intervista a Morgan Palmas Qualche giorno fa vi abbiamo proposto una piccola recensione-pagella dedicata a un interessante progetto che sta animando la rete da poco più di un mese: la nuova webzine lanciata dal blog collettivo Sul Romanzo. Per capire meglio di cosa si tratta e per conoscere più da vicino il punto di vista del collettivo di autori che muove ne muove dall'alto i fili, abbiamo intervistato Morgan Palmas, il primo artefice del blog, nonché progettista editoriale della webzine.

Da cosa è nata l'idea di aggiungere all'impegno del blog, che già sembra massiccio, quello della webzine?

L’estate scorsa, davanti al mare cristallino di Villasimius (piccola vacanza strameritata), ho ricordato che nel 2002 avevo un sogno mentre vivevo a Firenze, poi realizzato solo in parte: aggregare alcune persone attorno a un progetto culturale che giungesse in un secondo momento alla creazione di una rivista. A distanza di anni, dopo la nascita di Sul Romanzo nell’aprile del 2009, le contingenze hanno preso una strada imprevedibile. Una telefonata con Marcello Marinisi (già collaboratore del blog) e l’idea è esplosa con entusiasmo. S’è aggiunta anche Annalisa Castronovo e i ruoli si sono chiariti con celerità, oltre alla partecipazione attiva della gran parte dei collaboratori del blog.

Qual è lo scopo di questo progetto?

Ci piacerebbe pensare che il progetto diventi sempre più strutturato (con nuovi ruoli all’interno della redazione e nuove penne), che trovi una sua nicchia di affezionati e che continui a essere un porto franco nel quale chi scrive si senta libero di proporre la propria visione della letteratura e di ciò che l’abbraccia. Siamo consapevoli dei nostri primi e timidi passi, ma mi piace sempre ricordare una massima di Emerson: “Senza entusiasmo non si è mai compiuto niente di grande”.

Nel tuo editoriale proponi una immagine molto forte per rappresentare il "mare magnum di internet", paragonandolo a un allevamento intensivo di bovini stipati dal destino annunciato, sottolineando in questo modo l'aspetto peggiore di internet, l'istantaneità e la superficialità delle discussioni che genera. Secondo te questo "lato oscuro" è più potente del suo opposto, rappresentato paradossalmente proprio dall'aumento vertiginoso degli stimoli e, quindi, delle discussioni?

Permettimi di utilizzare un’altra immagine per focalizzare la mia idea. Supponiamo che una diga deflagri improvvisamente, riversando l’acqua prima impedita nella valle; osserviamo le acque in un primo momento distruttive e caotiche per poi divenire, a centinaia di metri dalla diga, anche se in ogni caso devastanti, più amalgamate. Internet e le piazze virtuali dei sociali network stanno vivendo la fase in cui la deflagrazione è appena occorsa. Fra qualche minuto vi saranno meno schiamazzi, più ordine, territori più definiti e spazi di libertà gestiti con maggior senso civico. Siamo ancora nel caos e tutto si perde, fagocitando la calma che sarebbe necessaria per porre punti fermi, o tentativi di punti fermi. In questo momento aggrapparsi a qualcosa è difficile. Intendiamoci, sto parlando degli occhi puntati sul monitor che scoprono giorno per giorno il presente che si vive. Tantissimi stimoli, tantissime discussioni, ciononostante ci mancano sempre più punti di riferimento con una certa stabilità, qui non è in atto una destrutturazione consapevole, bensì una vera e propria distruzione, come per la diga. Bontà di chi non lo vede. Il “lato oscuro” sta generando un corpo ibrido ancora al di là delle previsioni e tutti noi ci siamo dentro.

Per qualsiasi progetto editoriale il numero zero rappresenta un test importante, la prima occasione per fare il bilancio tra le energie spese e i risultati ottenuti. Per quanto riguarda il vostro progetto quali sono le valutazioni che state facendo dopo questa prima uscita?

Più di mille persone hanno visitato la nuova webzine nei primissimi giorni, a noi è sembrato un risultato né misero né sconvolgente, una base sulla quale lavorare con fiducia. Una mia prima valutazione seria è rappresentata dalla necessità di rendere la partecipazione di ognuno di noi divertente, stimolante e costruttiva. Lo dico con obiettività, senza ostentare stupida modestia, il ruolo di curatore editoriale lo sento un vestito comodo da mettere, nel senso che mi garba organizzare; ho avuto il piacere di parlare più volte con i collaboratori, e fra loro vi sono delle “teste” che io posso soltanto che invidiare con genuinità. Perciò, un’altra valutazione seria che faccio è che se i lettori della webzine aumenteranno, mi auguro davvero che le “teste” sfruttino tale visibilità in maniera intelligente e strategica per le loro eventuali future pubblicazioni. Sono cinico? No, concreto. Le valutazioni invece che faccio assieme a Marcello e Annalisa sono top secret, o forse semplicemente è ancora troppo presto per esprimersi.

Per questo vostro numero zero avete scelto come tema per i racconti e per le poesie la xenofobia. Secondo te la letteratura può essere in grado di arginare la crescente paura verso l'altro, il diverso, che sta montando sempre di più nel nostro paese?

Mi lusingherebbe avere le capacità da teorizzatore, ma non è cosa mia. Però, con i dovuti accorgimenti del caso, se la scienza produce tecnica e su di essa basa in modo dilagante la sua forza, forse l’arte, con dossi massicce di amore verso l’irrazionalità, potrebbe avere un ruolo non marginale. La paura verso l’altro è soprattutto irrazionalità prorompente, che l’arte possa non dico salvare, non dico trasformare, ma almeno ardire di veicolare con più sensibilità domande e risposte di tante persone? Io ci spero, ci ho sempre sperato. E con la nostra giovanissima webzine forse abbiamo l’illusione di tale speranza.

La digitalizzazione del mondo editoriale, e intendo in particolare la sempre più prossima diffusione degli e-readers e dei formati digitali per i libri e le riviste, che effetto pensi che avrà, se lo avrà, sul consumo culturale di un paese come l'Italia, in fase di forte declino dal punto di vista culturale?

La digitalizzazione del mondo editoriale e il declino culturale italiano sono argomenti disgiunti dal mio punto di vista, anche se possono talvolta intersecarsi. È facile sparare sulla Croce Rossa, come si suole dire, però con i dovuti distinguo. Certo il paese sta vivendo una fase terribile, l’homo œconomicus dell’utilitarismo benthamiano sembra dominare la scena – o forse ci è donata l’illusione che sia così –, con l’aggravante però che la tensione obbligata verso la conquista epicurea della felicità ci è stata iniettata con premeditazione cinica. Le parole magiche oggi sono: denaro, successo, estetica, piaceri. Non a macchia di leopardo, ma interi settori della società vedono così il mondo e quindi si industriano - a volte senza arte né parte - per impossessarsi della magia. Felicità illusoria. Di fronte a una situazione simile può avere un ruolo la lettura, indipendentemente dal mezzo più o meno tecnologico che ci permette di praticarla? Quindi, l’effetto e lo spostamento verso i formati digitali ci saranno, ineluttabilmente, soprattutto grazie alle nuove generazioni, ed è complesso pronunciare previsioni definite. Ma di contenitori stiamo parlando, non di contenuti, i quali, a mio modesto modo di vedere, dovrebbero emergere a monte, nella creazione di un insieme di valori condivisi che possano essere di esempio per i giovani, dalla famiglia alla scuola, dallo Stato al lavoro. Voci importanti che possano creare il cono di luce sul quale intravedere sane speranze per questo nostro contraddittorio paese. Un ultimo pensiero. Sarebbe bello che ognuno di noi si prendesse una responsabilità propositiva verso la società e il suo futuro, oltre il proprio lavoro per sbarcare il lunario, di qualsiasi tipo: dal volontariato alla creazione di cultura, dal rispetto dell’ambiente a una parola gentile detta al momento giusto a una persona in difficoltà. Chi non si espone non sbaglia mai. E i quaquaraquà non hanno mai migliorato il mondo, soltanto peggiorato.

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