Librerie che resistono, da Barcellona a Londra

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Tutto da leggere il bel pezzo di Stefano Salis pubblicato sul Sole24Ore che, in tempi grami per le librerie (tantissime ne stanno chiudendo, lo dice anche lui) ricorda come alcuni punti vendita di libri abbiano contribuito nel '900 alla vita culturale della vecchia Europa.

Come la libreria Shakespeare & Co. di Parigi (quella originale, all'8 di rue Dupuytren, non quella di oggi, nata negli anni '50), la cui libraia Sylvia Beach sostenne la pubblicazione dell'Ulisse di Joyce.

"Di librerie storiche memorabili sparse per tutto il Vecchio continente ce ne sono (state) molte - scrive Salis - Botteghe che non esistono più, fatte di eleganza, competenza molta romanticheria e qualche improvvisazione".

In Italia Salis ricorda la Seeber di Firenze (poi rinata come Melbookstore), e l'ottima Hoepli di Milano. A Porto, l'autore cita la Livraria Lello a Maastricht la Selexyx, che "occupa un'ex chiesa domenicana", la Galignani a Parigi, la Central a Barcellona e Daunt Books a Londra.

Ma "l'arrivo delle catene, la rivoluzione del mestiere del libraio e, per quanto riguarda gli affitti, lo strapotere delle griffe di abbigliamento, ha stravolto per sempre questo panorama", conclude Salis.

Tristemente noti infatti i dati allarmanti della chiusura di tantissimi punti vendita (in Inghilterra nel 2009 ne hanno chiuse 2 a settimana).


Via | Librerie Arion

Foto | Flickr

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