San Valentino e dintorni

In copertina una poesia di Yeats Come tante altre feste cattoliche, San Valentino nasce per sostituire un rito pagano, considerato dai padri precursori della Chiesa cattolica immorale e peccaminoso. Ad essere adorato nell'antica Roma (circa IV secolo a.C.) era il dio Lupercus, in onore del quale, a metà febbraio, veniva organizzata una sorta di lotteria dell'amore, in cui venivano formate coppie di uomini e donne che avrebbero vissuto in intimità fino all'anno successivo.

In fondo sempre di amore si trattava: amore per il dio, esaltazione dell'amore fisico. Ognuno vive questo giorno come meglio crede, l'importante è che di amore si tratti, qualunque forma esso possa assumere. E allora per celebrare la famigerata giornata degli innamorati, vi consiglio due poesie d'amore: leggetele, rileggetele (se già le conoscevate), dedicatele. La prima, He wishes for the cloths of heaven, Egli desidera i vestiti del cielo, è del grande poeta irlandese William Butler Yeats e fa parte della raccolta Il vento tra le canne del 1899.

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

Quella che segue è di Nazim Hikmet, poeta turco, perseguitato per le sue idee politiche e riabilitato dal suo paese natale soltanto nel 2002. La poesia appartiene alla raccolta In esilio.

1949

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

In chiusura non potevano mancare i versi di Pablo Neruda, tratti da Venti poesie d'amore e una canzone disperata.

Abbiamo perso...

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.

Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.

A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.

Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perchè mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?

E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.

Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.

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