La lega antiNatale, di Michael Curtin

«È il gioco, capo. È il whist. Non è come il poker. Vedi, nel whist devi sapere con chi hai a che fare. Così sai cosa ti devi aspettare» dice Ernie, uno dei protagonisti di questo eccellente libro di Michael Curtin, La lega antiNatale, riproposto da Marcos y Marcos nella collana miniMarcos.

In effetti, spiegare in due parole cosa sia il whist è compito di incredibile arduità, e non ho intenzione di provarci nemmeno. Ma il punto non è questo, cioè non è il gioco in sé, naturalmente; ciò che interessano sono le parole di Ernie: «Così sai cosa ti devi aspettare» e che riguardano, invece, i giocatori.

Vediamoli, questi giocatori di whist: un disoccupato irlandese e rugbista fallito, un commercialista che ama travestirsi da donna, il dirigente di una fabbrica che lascia tutto per dedicarsi alla diffusione del linoleum, la manager di una rivista femminile che interpella gli uomini solo per fare il contrario di quanto le dicono e, ovviamente, Ernie, camerire del King's Arms, un pub londinese.

Nonostante si rida e si sorrida, è chiaro che, per personaggi di questo genere, il minimo comune denominatore sia il fallimento declinato in cinque modi diversi; e, si sa, il fallimento per sua natura conduce alla solitudine.

E questo è, nella sostanza, il motivo per cui questa stramba umanità si riunisce in un pub tutti i mercoledì; la solitudine li spinge a sedersi a un tavolo e a giocare a uno strano gioco come il whist.

Ma veniamo al dunque: il momento in cui i nostri protagonisti patiscono maggiormente sotto il peso della solitudine, è il giorno di Natale. Di qui la voglia di boicottare, anzi, sabotare, fare ostruzionismo vero e proprio contro il Giorno dei Giorni.

Non si tratta di odio; al contrario, si tratta di una forma di amore, «E comunque: che cos'era il Natale? […] Era per i poveri? No. I ricchi? […] Per chi allora? I vanagloriosi». Cioè per coloro che considerano il Natale come un fatto commerciale; un fatto che i nostri protagonisti non sono più disposti a sopportare.

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