I post-it da citofono: le nuove frontiere della pubblicità libraria

I post-it da citofono: le nuove frontiere della pubblicità libraria E' proprio vero che ormai ogni spazio è potenzialmente uno spazio pubblicitario e, forse ancor più vero, che l'editoria libraria non sa più come fare a vendere le migliaia di libri che pubblica ed è obbligata a inventarsi di tutto pur di far conoscere il proprio catalogo, le proprie nuove uscite: dai cartelloni in metropolitana a quelli sui treni, dai cartoncini da appendere al motorino alle borse di cotone, insomma sembrava che le avessero inventate tutte.

Ma a dimostrazione che all'inventiva di chi vende non c'è mai fine, stamattina, uscendo dal portone di casa mia, a Milano, mi sono ritrovato di fronte l'ennesima pubblicità, ma non sotto forma di manifesto appeso al muro o di volantino calpestato per terra, bensì a forma di piccolo fogliettino, uno di quei post-it mezzi appiccicosi che si usano per ricordarsi di comprare il pane, che campeggiava svolazzante sul mio citofono.

Nella fattispecie si tratta della pubblicità di La nostra guerra, l'ultimo libro di Enrico Brizzi, scrittore adorato da tutta una generazione per aver scritto Bastogne (e odiato dalla gran parte della stessa per Jack Frusciante è uscito dal gruppo), edito dalla casa editrice Baldini Castoldi Dalai.

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