I piccoli editori italiani si confrontano sugli ebook

I piccoli editori italiani si confrontano sugli ebook

Tra gli editori di FIDAREFederazione Italiana degli Editori Indipendenti – è in corso una discussione e un confronto sugli ebook, sul futuro dei libri e del mestiere di editori. Com'è naturale ci sono favorevoli e contrari e ognuno porta le proprie argomentazioni.

Personalmente credo che ignorare e/o opporsi al mondo degli ebook sia un inutile sforzo dal momento che ci sono, stanno diffondendosi sempre più e trovano appassionati. Credo anche che ascoltare quello che pensano gli addetti ai lavori possa essere interessante perché tante volte noi lettori siamo curiosi di quello che accade intorno ai libri.

Dopo il salto potete trovare i pareri degli editori che partecipano alla discussione e, se volete, potete dire la vostra: del resto l'ebook è qualcosa che, bene o male, interessa tutti noi.

Per Gianluca Ferrara (Edizioni Creativa-Dissensi):

Questa mi sembra l’ennesima “imposizione” commerciale. Siamo sempre così supini ad accogliere le decisioni delle multinazionali quasi fossero verbo di Dio. Si dice: “ Il mondo va così …”, “ è il futuro che avanza...” Io penso, invece, che il futuro siamo noi, e lo costruiamo noi. Farlo decidere passivamente dai soliti grossi gruppi economici mi sembra, specie per il lavoro che facciamo, triste.

Dello stesso parere è Mamma Editori, casa editrice di Parma, che legge in quest'avanzata degli ebook quasi un sogno erotico di liberarsi dei costi:

Dietro l’entusiasmo per l’e-book si intravede il sogno erotico di liberarsi dei debiti con il tipografo e con la cartiera, di liberarsi di una promozione priva di spirito di iniziativa, di liberarsi di librai sempre più commercianti e meno operatori culturali. Le soluzioni a questi problemi sono però a mio avviso ben diverse dalla rinuncia a fare il nostro lavoro che risiede tradizionalmente non solo nella gestione dei testi ma anche e proprio nel coordinamento industriale di tutti i vari passaggi di produzione.

Esattamente agli antipodi si pone Anita Molino, presidente di FIDARE, de Il leone verde edizioni:

Che a noi piaccia o non piaccia il sistema ebook è cosa perfettamente irrilevante. La gente se lo comprerà, per moda, per amore della tecnologia, per voglia di stupire, perché ha necessità dei suoi indiscutibili vantaggi (in termini di capacità di memoria ecc). Pensare di fermare questo cambiamento significa ingannare se stessi e illudersi in un’ingenuità un po’ colpevole. Non è questione di apprezzare o condividere o amare questa tecnologia: questo non importa a nessuno! Si tratta invece di rendersi consapevoli che, tranne delle eccezioni circoscritte, l’alternativa è la chiusura. Non domani si intende, ma in tempi sicuramente non lontani [...] Nessuno è obbligato a nulla, questo è ovvio, ma se sceglie di proseguire tranquillo lungo il sentiero già tracciato è bene che sappia che il futuro è davvero molto, molto incerto. Pensare di boicottare l’avvento dei libri elettronici è patetico. Non ci riuscirebbe nemmeno il gruppo Mondadori + Rizzoli + Messaggerie + ecc.ecc.

Concorda con Anita Molino anche la casa editrice Mammeonline:

Io penso che quando dei processi si avviano, che ci piacciano o no, bisogna sapersi adeguare perché adeguandosi li si può conoscere e affrontare: dopodiché magari scopriamo che ci piacciono, ma se anche non dovessero piacerci almeno saremo in grado di gestirli! Io non credo assolutamente, da grande amante dei libri quali sono, che questi spariranno però credo che si aprono delle alternative. L'altro pomeriggio, durante due ore di attesa in uno studio medici, anziché cadere vittima delle tremende riviste da studio medico, ho tirato fuori il mio iPhone e mi sono messa a leggere un giallo [...] Prima di un mese fa l'iPhone non lo possedevo e non avrei mai immaginato che leggere sul telefono mi sarebbe piaciuto. [...] Questo non vuol dire che non smetterò di comprare libri, come non ho smesso di comprare libri quando, sempre pochi mesi fa, ho cominciato a prenderli in prestito in biblioteca. Platone nel Fedro ci racconta di come anche la scrittura fu avversata, quando cominciava a diffondersi perché “ingenererà oblio nelle anime”

Ritengo interessante, poi, la posizione di Antonio Tombolini, guru di Simplicissimus Book Farm che, intervenendo nella discussione, risponde con una domanda di metodo: vogliamo effettivamente discutere – e quindi essere aperti anche alle opinioni altrui – oppure valutiamo solo la nostra idea?

Le tue sono domande realmente “interroganti” o sono domande (come pare di capire dalle tue conclusioni) “retoriche”? Perché se sono domande retoriche, e sei alla ricerca soltanto di “adesioni” a quel che per parte tua è una certezza, allora il “dogma” è tuo, e discutere dei dogmi non ha alcun senso.

Foto | Flickr

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