Diario di una liquidazione/2: Il reato di scrivere di Rodolfo Wilcock

Diario di una liquidazione/2: Il reato di scrivere di Rodolfo Wilcock Dopo la recensione al Lavoro culturale di Luciano Bianciardi, il primo dei libri che non sono riuscito a non comprare durante la mia visita al Libraccio di via Solferino che, vi ricordo, ha messo in liquidazione il proprio magazzino e chiuderà i battenti il 15 febbraio a causa di un affitto troppo alto, continuo questa piccola serie di recensioni con il secondo volume che appare nel mio scontrino: Il reato di scrivere, di Rodolfo Wilcock, edito dall'Adelphi nella collana Biblioteca Minima.

Il reato di scrivere è un piccolo libretto di poco più di 80 pagine, in cui sono stati raccolti alcuni degli articoli che Juan Rodolfo Wilcock, poeta e critico argentino, amico di Jorge Luis Borges, di Silvina Ocampo e di Adolfo Bioy Casares, pubblicò sul Mondo e sulla Voce Repubblicana tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Caratterizzati da una verve ironica tagliente e corrosiva, questi articoli delineano il profilo di un intellettuale che, di fronte ad una società letteraria come quella italiana, si mostrò sempre risoluto nel ridicolizzarne le manie, le vanità e i paradossi. Con un tono sempre pungente e mai arrendevole, Wilcock attacca il malcostume delle elite culturali dimostrandosi un vero campione dell'arte della "sprezzatura"

Misantropo, solitario, irriducibile negli schemi incancreniti di una società letteraria di stampo praticamente feudale, Wilcock dimostra qui tutta la sua verve dissacratoria, la cui vetta è paradossalmente esterna al volume, disseminata all'interno della postfazione di Edoardo Camurri: si tratta di un brano tratto da Frau Teleprocu dal titolo "Come si somministra il premio letterario", un brano che sintetizza tutto lo humor graffiante dell'argentino.


Gli autori vengono coricati ciascuno sul suo letto, su un materasso un po' duro, con la testa leggermente sopraelevata e un cuscinetto sotto il bacino, le gambe semiflesse, divaricate, la camicia tirata verso lo sterno, le gambe semicoperte. Gli autori dovranno respirare tranquillamente, rilasciare i muscoli, lasciar fare con serenità. Avranno tra le gambe una bacinella.
Dopo un intervallo di consultazione, la giuria prende il premio letterario, bene lubrificato, l'inserisce improvvisamente in uno degli autori e lo spinge avanti con dolcezza. Il premio procede, in genere, senza difficoltà, per 10-12 cm. Se si avverte una resistenza, si ritira alquanto il premio, lo si scuote leggermente e si ritorna a spingere con delicatezza, imprimendo all'autore qualche movimento di rotazione, fino alla totale premiazione.
Gli altri autori possono nel frattempo rivestirsi. Dopo l'operazione, il premio letterario va accuratamente lavato, asciugato e riposto.

Come si può notare, una buona dose di sarcasmo e un pizzico di cattiveria sono gli elementi che nella prosa di Wilcock mancano di rado. In generale però, il giudizio complessivo su questo libro non può essere del tutto positivo, d'altronde è un libro secco che non scende a patti e che non cerca l'approvazione del lettore. Qualità che di per sé fanno venire voglia di scagliare il libro in un angolo, tornare in libreria e cercare i libri veri di Rodolfo Wilcock, non miscellanee insipide come questa.

Juan Rodolfo Wilcock
Il reato di scrivere
Adelphi
euro 6

  • shares
  • Mail