In anteprima italiana, Booksblog intervista Kamila Shamsie, autrice di "Ombre bruciate"

ombre bruciateL'autrice pakistana Kamila Shamsie, che ha esordito nel 1998 con "In the City by the Sea" e che, come "Kartografia", è stato finalista del premio John Llewelyn/Mail on Sunday, firma dell'Independent e del Guardian per le questioni relative all'India, all'Afghanistam e al Pakistan, è arrivata in Italia per presentare il suo quinto romanzo, "Ombre bruciate" (Ponte alle Grazie). Un romanzo già tradotto in 17 lingue, che inizia il 9 agosto 1945, quando a Nagasaki Hiroko esce sulla sua veranda di casa e, d'improvviso, il cielo esplode di un bianco accecante capace di far calare le tenebre sulle strade, annerite da migliaia di ombre. Noi di Booksblog abbiamo intervistato Shamsie in anteprima italiana.

Quali sono gli ingredienti del romanzo?
Una bella domanda perchè succede spesso che si finisce di fare una torta e non ci si ricorda più degli ingredienti usati. Potrei dire che gli ingredienti principali sono i personaggi. Ce ne sono molti in questo romanzo. All’inizio direi che prevale l’ingrediente romantico, alla fine invece il thriller e, nel bel mezzo, c’è la politica, l’amore, l’amicizia e la guerra. Comunque i personaggi sono ognuno diverso dall’altro.

Come è nato "Ombre bruciate"?
All’inizio doveva essere una creazione del tutto diversa da quella che è diventata. Volevo parlare dei test nucleari eseguiti in Pakistan che poi hanno portato alla minaccia di guerra con l’India. Ovviamente sul tema del nucleare mi sono sentita in obbligo di parlare del Giappone perchè era stato l’unico paese bombardato e ho iniziato a fare ricerche su Nagasaki. E quindi è nato il personaggio di Hiroko che poi è diventato così interessante, che alla fine ho deciso di seguire la sua storia.


shamsie
Quale strumento ha usato per raccontare il senso di estraneità dell'uomo in 390 pagine?
Una domanda interessante perché mentre scrivevo il romanzo non mi sentivo assolutamente distaccata dal racconto. Ma è vero che ho popolato il mio romanzo di tanti personaggi con tanti punti di vista diversi. Per esempio, quando descrivo Henri Burton della CIA, mi sento in dovere di mettermi nei suoi panni e quindi di esprimermi a favore della CIA. Perchè per essere un buon romanziere bisogna mettere da parte se stessi e creare dei personaggi credibili diversi da noi, per soddisfare il lettore. E quindi forse quello che traspare è un senso di distacco perché ho dovuto immedesimarmi in tanti personaggi diversi. Ovviamente provo dei sentimenti e ho degli atteggiamenti diversi per ciascun personaggio, però non potevo permettere che Hiroko entrasse nei pensieri di Henri, per esempio.

Tra i cieli di Nagasaki, i giardini dell’India, l’asfalto di New York e il deserto afghano, quali sentimenti si nascondono dietro i personaggi?
Nei confronti di Elizabeth ho avuto dei sentimenti che sono cambiati nel tempo. In quanto quando il personaggio era giovane, triste e non sempre gentile con il prossimo la capivo ma non la amavo. Al contrario quando Elisabeth è invecchiata, mi è piaciuta molto perché ha avuto il coraggio di lasciare una situazione insoddisfacente per cominciare una nuova vita a New York. Nei confronti di Raza ho dei sentimenti piuttosto complicati, perché è un giovane cresciuto in una buona famiglia, in un ambiente sicuro, ma non sa essere felice e prende spesso decisioni sbagliate. Comunque, per quanto riguarda tutti i personaggi in generale, non mi capita mai di odiarli, né di giudicarli. Li capisco tutti. Capisco la loro moralità e immoralità, quindi ho due ordini di sentimenti per loro quando scrivo, ma non giudico. Successivamente, come in questa situazione, posso puntualizzare le loro debolezze e le cose che non mi piacciono.

Tradotto in 17 lingue, qual è secondo lei il motivo della sua universalità?
Forse perché in questo libro descrivo diverse epoche storiche e diverse paesi coinvolti. E proprio per questo le persone hanno avvertito che il libro parlava a loro, ovunque fossero. In particolare l’ultima parte, che è quella dedicata alla guerra al terrorismo. Anche se ambientata principalmente in Afghanistan, è una realtà attuale che coinvolge moltissimi paesi.

Da Nagasaki 1945 all'11 settembre di New York, nel libro si attraversano paesi farciti di disastri scampati e quelli affrontati, lealtà andate in frantumi e ricostruite, amori traditi e ripagati. Ma a quale scrittore si ispira Shamsie?
Quando scrivo, cerco di non ispirarmi a nessuno. Però dopo aver concluso il romanzo, mi rendo conto che ho subito l’influenza di qualcuno. Per quanto riguarda questo romanzo mi sono ispirata a Michael Ondaatje, autore de “Il paziente inglese”. Mi è sempre piaciuto come scrittore, ma pensavo che i miei libri fossero totalmente diversi dai suoi. In realtà c’è molto del paziente inglese nel libro. Basti pensare che il libro di Ondaatje si conclude dove comincia il mio libro.

Kamila Shamsie
Ombre bruciate
Ponte alle Grazie
Pagine 390
Prezzo: euro 18.60

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