Il più grande scrittore italiano: Piero Magaletti

Una stella cadente in affitto, di Piero MagalettiL'anno scorso ho letto Una stella cadente in affitto di Piero Magaletti, inviatomi dalla gentilissima e competente addetta stampa dell'editore Giraldi. Dato che non amo parlare di un libro se non posso parlarne bene, decisi di non recensirlo affatto su BooksBlog. Il livello era tale che, vi giuro, stroncarlo sarebbe stato da Maramaldo più che sparare missili sulla croce rossa. Mi limitai soltanto a una piccola nota su Anobii:

«Dicono che con il mio talento potrei sfornare un capolavoro all'anno e farmi un sacco di quattrini e mettermi in tasca più soldi di Faletti e Brown se lo volessi. E invece niente e invece cazzeggio tra birra roba fighe e pub ed è per questo che mi sto fottendo» (cit.)
Non ascoltare la gente, hai perfettamente ragione: cazzeggia e non scrivere più.

Evidentemente non era una recensione. Solo un consiglio sincero a un ragazzo uno scrittore che mi aveva fatto pena per come, senza accorgersene, si era coperto di puro Ridicolo®. La pubblicazione di quella noiosa, puerile sequela di luoghi comuni, inanellati di fretta e male in un italiano sportivo, in cui la più sfrenata auto-celebrazione (lo vedete il tizio depilato in copertina? È MAGALETTI!!) si sostituisce a ogni minimo senso della struttura e della misura, be', mi aveva fatto vergognare per l'autore. E vergognarsi per gli sconosciuti è una sensazione bruttissima, che ho avuto la sfortuna di provare solo per le peggiori performance del Bagaglino, per qualche video umiliante su Youtube e per pochi, pochissimi scritti amatoriali di lontani conoscenti. Pensai che per proteggere un povero incosciente dalla propria stessa megalomania dovevo tacere, e per carità di patria tacqui.

Ebbene, tutto mi sarei aspettato da questo inizio 2010 tranne che su Anobii mi arrivasse un messaggio privato da Magaletti Piero in persona. Scrive il poeta:

come recensione al mio libro hai scritto un consiglio: cazzeggia e non scrivere più. la prissima cosa che scriverò sarà il tuo necrologio. con una sola parola. ma non la scrivono qui sennò poi mi dicono che sono cattivo e faccio piangere le persone :)

La minaccia di morte. Che fantasia serve per prevedere una cosa del genere? Eppure, a posteriori, mi sembra la reazione più logica da parte di questo depilatissimo fenomeno. Lungi dall'impaurirmi (a questi atteggiamenti ci ho fatto il callo già alle elementari) ho cambiato idea su Magaletti. Basta leggere un estratto a caso:

Maggy si spoglia e non ha niente sotto e s'infila in uno di quei manti come ce li hanno gli altri. [...] Maggy s'incazza. Mi chiama perdente e mi chiama vigliacco. Mi chiama tossico e mi chiama sfigato. Mi chiama checca e mi chiama cazzomoscio e mi chiama pallesecche. Dice che almeno gli altri con me c'hanno goduto. Dice che uno mi ha scopato tre volte nel culo. E dice che uno che l'ha fatta a venirmi nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca. Mentre dormivo. Nella bocca.

Eccolo, Magaletti. Credo dunque che non meriti altro che di essere lasciato in balia del suo stesso libro. Merita cioè che il più vasto pubblico possibile lo conosca per i valori letterari che ha saputo mettere in campo, e lo qualifichi in base alla sua Opera.

Perciò voglio invitarvi tutti, lettori di BooksBlog, a comprare Una stella cadente in affitto. Potete farlo qui, qui, qui o qui. Leggetelo, diffondetelo, regalatelo ai parenti, fate bookcrossing, recitatene stralci a voce alta, riversate la prosa di Magaletti come miele nelle orecchie dei vostri commensali, affini, vicini di cortile.

Certamente sprecherete soldi e tempo, ma forse riderete, o piangerete, o più probabilmente resterete gelati dall'imbarazzo e dall'indifferenza. Magaletti, dal canto suo, otterrà esattamente la fama che gli spetta.

Quanto infine al mio necrologio, lo scriva pure, basta che non sia «nella bocca, mentre dormivo, nella bocca, mentre dormivo...»

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