Tabucchi denunciato da Schifani: la Francia si mobilita mentre l'Italia dimentica in fretta

Dalla Francia un appello a sostegno di Antonio Tabucchi
Mi scusino i lettori di booksblog se per una volta faccio un passo indietro rispetto all'attualità più stretta del mondo delle lettere nostrane, e ritorno indietro, a qualche mese fa. Quest'oggi vorrei infatti ricordare un fatto che, come una miriade di altri fatti, almeno qui da noi, è ormai defluito nelle fogne del dimenticatoio.

Si tratta di una battaglia, in particolare di una battaglia legale, che vede sul ring due personaggi: dalla parte dell'accusa c'è l'attuale presidente del Senato della Repubblica, l'onorevole Renato Schifani, dall'altra, nella scomoda condizione di accusato, lo scrittore Antonio Tabucchi, reo, secondo la seconda carica dello Stato, di un disdicevole reato di opinione per il quale, sempre per Schifani e per i suoi avvocati, dovrebbe pagare un'ammenda di 1 milione e 300mila euro.

Ora, visto che non voglio correre il rischio di deformare i fatti, commettendo a mia volta un reato d'opinione, vi propongo di leggere direttamente l'articolo incriminato (qui), pubblicato da Tabucchi il 20 maggio del 2008 sul quotidiano L'Unità, e, una volta finita la lettura, di giudicare da voi quale sia il significato di una simile denuncia. Mi permetto di suggerire un'interpretazione: minaccia, ricatto, intimidazione.

Un'ultima cosa, mentre qui in Italia abbiamo velocemente archiviato la cosa, in Francia da un paio di mesi è stata lanciata una raccolta firme a sostegno dello scrittore toscano, dal titolo Nous soutenons Antonio Tabucchi, una petizione che è già stata firmata da personaggi del calibro di Saramago, Roth, Pamuk, Pennac, Magris e molti altri, e che comincia con una frase che credo sia il caso di tenere a mente:


Le democrazie hanno bisogno di individui liberi. Di persone coraggiose, indisciplinate, creative. Che sappiano osare, provocare, disturbare. È così per gli scrittori e per la libertà di scrittura, indissociabile dall'idea stessa di democrazia.

Via | LeMonde & Libre

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