Voglio scrivere per Vanity Fair, di Emma Travet

emma travetAncora non ce l'ha fatta, a quando ci risulta, a scrivere per Vanity Fair, però una parte importante del sogno di Emma Travet si è realizzata: l'editore Memori ha infatto accettato di pubblicare il suo romanzo, nato su un un blog. E proprio su internet (su MySpace) l'autrice aveva chiesto se ci fosse un editore interessato alla sua storia di precaria ventiseienne.

Arriva così la proposta editoriale, e il titolo appropriato: "Voglio scrivere per Vanity Fair", una storia durante la quale, grazie alla scrittura veloce dell'autrice, siamo trascinati dietro la vita senza fiato di Emma, reduce da un addio al nubilato a Londra, persa fra il suo lavoro alla cronaca locale di un giornale torinese diretto da Mr Vintage (che indossa sempre delle ridicole cravatte e l'ha scambiata per la baby sitter di suo figlio) gli aperitivi al volo con gli amici e le nottate sui social network.

Il tutto nel tentativo di non pensare all'imminente matrimonio con Marco, lo storico fidanzato architetto anche lui stressato da una vita 'a progetto', in cui non sempre si viene pagati quando si lavora.

Per fortuna che c'è la casa di famiglia che ti evita il giogo del mutuo, per fortuna che ci sono gli 'aiutini' dei genitori per il matrimonio, e Facebook che ti tira su prima di andare a dormire, nei giorni in cui non hai neanche avuto il tempo di fare uno squillo ai tuoi migliori amici.

E poi sulle vacanze, gestendo bene gli inviti a casa di amici, si riesce sempre a risparmiare, anche se non è facile farlo per chi non sa cucinare, lavare, stirare, e deve barcamenarsi fra rosticcerie e lavanderie, quasi quotidianamente. Non è facile vivere low cost, direbbe Marco, per chi come Emma è abituata a comprarsi quasi una borsa a settimana e ha la passione per le spille vintage.

Emma poi non rinuncia al suo sogno di scrivere per Vanity Fair, e scrive un giorno si e uno no al 'diretur' della rivista, sperando in una risposta. Un giorno gli chiede un'intervista e finalmente riceve un suo segno di vita. Ma non sarà facile incontrarlo.

A termine della lettura ci rimane l'ammirazione per l'energia di Emma, che sembra immune dalla stanchezza nonostante la frenesia della vita metropolitana, grazie a una scrittura stile blog in cui l'autrice racconta passo per passo le su giornate ricche di impegni.

Rimane anche la sensazione di essere davanti a un'istantanea della vita senza respiro di tanti precari di oggi, persi fra spese frivole e conti che non tornano mai. Contenti nonostante questo della propria vita, anche se sempre in attesa del lavoro ideale, del partner ideale, della casa ideale. Che forse per molti rimarranno tali almeno fino ai quarantanni, temo.

Emma Travet
Voglio scrivere per Vanity Fair
Memori ed.
14 euro

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