Letteratura ed editoria: il caso Germania. Un saggio su Nazione Indiana

pop"La febbre di contemporaneità e l’ebbrezza della velocità, che divorano senza memoria il quotidiano, le nostre vite e quegli strani oggetti materiali e immateriali a nome “libri”, sembrano aver ingoiato un’intera generazione di scrittori", in Germania. A dirlo, in un interessante e lungo articolo-saggio pubblicato su Nazione Indiana, è Giovanni Nadiani (titolo: "Letteratura ed editoria. Il caso Germania").

Ovviamente il consiglio è di leggere tutte e venti le pagine del saggio, ma faccio una breve segnalazione dei punti più interessanti: e cioè il fatto che la Germania è un paese di lettori forti, e nonostante questo il libro di qualità, gli autori della E-Literatur (Ernste Literatur, letteratura seria, distinta dalla Unterhaltungsliteratur, letteratura d’intrattenimento), sembrano sempre meno visibili e valorizzati dal sistema editoriale.

Il sistema editoriale cerca altro, cerca il 'best seller' , tanto che ormai anche grandi premi come Deutscher Buchpreis e il Buchmessenpreis della
Fiera del libro di Lipsia sembrano ispirati a questo, dice l'autore.

A questo non servono neanche i 'paracadute' che in Germania - a differenza che in Italia -sono tradizionalmente a disposizione degli scrittori. Premi letterari (tanti e con cifre di tutto rispetto, dai 15mila euro in su), il ruolo delle radio (esistono due canali radiofonici interamente culturali, che danno lavoro a molti intellettuali). E il fatto, appunto, che i lettori tedeschi siano più numerosi.

Nonostante questo "Günter Grass, Martin Walser e Siegfried Lenz, curiosamente e assurdamente da tempo sono spariti non solo dagli scaffali delle librerie...ma pure dalla memoria collettiva di lettori e critici. Essi (che) in vario modo tentavano e tentano – perché per molti questo è il dramma: si continua a scrivere anche senza interlocutori – di proseguire il progetto della Modernità sviluppando forme e stili complessi".

Secondo l'autore, "La lista di poeti e narratori “scomparsi” (solo alcuni effettivamente deceduti, anche per propria mano nell’assenza di una qualsivoglia ricezione) potrebbe essere lunga...". E sembra difficile trovare un rimedio a questo: anche "le riviste che hanno fatto la storia letteraria tedesca del Dopoguerra (“Aspekte”, “Manuskripte”...) e magari pure le più recenti (“Bella Triste”, “Edit”...) ...con le loro tirature di poche migliaia di copie (per le più importanti) in continuo e pericoloso calo, difficilmente riusciranno a scolpire nella coscienza collettiva l’importanza e la necessità di un’opera, di un autore"

"E non sarà certamente l’incestuoso incrocio dei blog letterari, ogni sera già vecchi, a farlo, intenti come sono a fomentare l’accelerazione del consumo immediato", secondo l'autore (unico punto su cui io mi sento di essere più speranzosa, scrivendo per un blog di libri, of course).

"È matematico: l’accelerazione trasforma la percezione della letteratura. Anche il lettore forte e motivato lotta col tempo, è frastornato e magari perde di vista, non si accorge più di quel dato scrittore che pure aveva apprezzato, la cui opera è diventata “invisibile” nel calderone mediatico", scrive lui.

Concludendo, quindi, "d’accordo, ciascun lettore deve aprirsi la strada col segnalibro-machete nella foresta millenaria della grande letteratura per giungere al boschetto contemporaneo e confrontarsi con esso, ma questo oggi sembra troppo spesso soltanto la palude dell’immediatezza mercificata in cui è sempre più difficile rinvenire forme di slow writing da non consumarsi su due piedi tra uno squillo di un qualche apparato elettronico e l’altro".

Che ne pensate, voi che siete arrivati a leggere fin qua?

Via | Nazione Indiana
Foto | Flickr

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