La catarsi pop di Manganozzi

Mercoledì, giornata di recensioni.
E non me ne voglia l'autore di Blog. Catarsi Pop d'un assassino, ma prima o poi dovevo recensire anche il suo libro.



Inizia così la presentazione del libro (e non posso che ricorrere alla presentazione ufficiale della trama, per poter descrivere questo plot assai curioso):

Blog è un progetto ambizioso: incorpora gerghi e grafie d’ogni genere in un "pastiche" dai mille effetti comici e stranianti.

I personaggi: Giulio La Croce, virologo, sterminatore pentito. Inchiodato al PC, è intento a compiere un’ardua e torturante "catarsi pop"; Sveva, astrologa, protagonista dell’"Ouverture", catalizza la catarsi di Giulio attraverso un’infuocata e-mail; Claudia, convitata di pietra, attraversa l’intero "Melodramma" come una sorta di musa a cui Giulio indirizza i suoi strali e le sue suppliche.

L’opera ha un impianto "aristotelico": osserva, cioè, un’unità di tempo, spazio ed azione (si svolge tra le 14 e la mezzanotte del 31 dicembre 2003, interamente davanti al PC). La "monosemia" tragica, tuttavia, è continuamente interrotta da incursioni dal web (chat, news, ecc.) con gustosi effetti scenici. Lo stesso avviene ai danni della prosa degli "appunti" che Giulio via via scrive: lo sforzo "tragico" è vanificato dalle continue stravaganze di Claudia (che obbligano l’uomo a un costante aggiustamento di tiro in senso "pop").

Lo scatto di qualità finale - verso il "tragico pop" - , richiederà ampie digressioni filosofiche e interdisciplinari, con arresto totale della fabula. Il pensiero e l’esecuzione di un’opera di Schonberg aiuteranno Claudio (in una sorta di rovinoso "horror vacui") a recuperare e valorizzare in chiave "straniante" tutte le dissonanze finora scartate.

Ora. Prima di tutto Alessandro Manganozzi , 41enne romano, medico di professione, dovrebbe spiegare a noi lettori cos’è di preciso una catarsi pop.

Poi, e solamente dopo, gli chiederemo di spiegare perché ha permesso a qualcuno di scrivere una presentazione così complicata e perché ha scelto lui di scrivere un finale così surreale e impossibile, che rovina, senza scampo, anche il salvabile del suo romanzo.

Blog. Catarsi pop di un assassino, edizioni Bastogi, è un libro confusionario, che nasce da un’idea discreta, quella della contaminazione del linguaggio informatico, e si perde in un’introspezione psicologica spicciola, difficile da seguire, a tratti noiosa e devastante per il lettore.

Vi è un torturatore di professione che s'improvvisa scrittore, e che decide di raccontare la storia sua e della donna amata, che l'ha lasciato e che per questo merita una grande tortura.

Ma qual è davvero questa tortura? Si chiede sgomento il lettore nelle prime pagine del libro.


La tortura, lo scopriamo verso la fine, non è un gioco, ma una vera e propria reclusione della ripresa da una webcam. L'uomo e la donna si scambiano post-it (da qui l'analogia con il blog) in un delirante botta e risposta che nulla dà di buono al romanzo se non appesantirlo.

Insomma, la storia del torturatore-scrittore, che si regge e a tratti appassiona, con la trovata dei post-it s'imbruttisce, si trasforma nel diario insensato che neanche su un vero blog avrebbe avuto fortuna.

La lingua è ben usata, soprattutto nella lettera inziale, Manganozzi si diverte, fa virtuosismi e grazia dall'assinio pop almeno la grammatica.

Nel finale, nel "colpo di scena", c'è, invece, un inno alla tragicomicità: il torturatore-scrittore scappa via da polizia e donne trasportando in elicottero tutta la casa, stradicata come un alberello dal terreno. Davvero comico che possa concludersi così una storia che poteva essere fino a quel momento verosimile, e davvero tragico che uno scrittore decida consapevolmente di uccidere in questa maniera il suo romanzo.

Ma in fondo, ognuno è libero di scegliersi la propria catarsi pop, no?



Alessandro Manganozzi

BLOG. CATARSI POP D'UN ASSASSINO

Prefazione di Silvana Folliero

F.to 14x21, pp. 280, Euro 17,00

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