Rileggendo Cecità di José Saramago

Rileggendo Cecità di José SaramagoHo terminato in questi giorni di rileggere Cecità di José Saramago, romanzo sempre attuale e di forte impatto. Saramago ci ha abituati sin dai suoi primi romanzi a uno sguardo trasversale da tenere per entrare nella Storia e ricostruire da questa prospettiva in cui basta un “come” o un “non” per riscrivere quanto a noi è noto attraverso manuali, cronache, narrazioni. È il caso della Storia dell'assedio di Lisbona (História do cerco de Lisboa), del 1989, de Il Vangelo secondo Gesù Cristo (O Evangelho segundo Jesus Cristo) del 1991 e la singolare rilettura della storia di Francesco d’Assisi nell’opera teatrale La seconda vita di Francesco d'Assisi (A Segunda Vida de Francisco de Assis) del 1987. Nel 1995 è la volta dell’Ensaio sobre a cegueira – letteralmente Saggio sulla cecità – tradotto in italiano con il titolo di Cecità.

Un romanzo duro, violento in cui la realtà si scioglie in una luce abbagliante che si fa pandemia e annulla ogni aspetto dell’umana creatura. Senza preavviso, senza un apparente motivo di contagio il mondo viene sconvolto da un male che si presenta con la perdita della vista, ma non a causa del buio – in genere assimiliamo la cecità al buio – quanto piuttosto di un’insopportabile luce candida che scioglie le immagini in un bianco immobile e totale. Il mondo dei vedenti viene così sconvolto e poi conquistato dai non-vedenti. L’unico testimone vedente per non perdere la vita deve mimare la cecità.

In tutto il romanzo Saramago afferma la propria idea di una malattia che non conduce né alla speranza, né alla solidarietà. Di fronte alla malattia l’essere umano è solo e non reagisce necessariamente con la bontà che molta parte della letteratura ha contribuito a consolidare. La malattia è un’esperienza devastante e non è viatico per nulla di superiore.

José Saramago
Cecità
Einaudi, 2008
pp. 315, euro 11,50

  • shares
  • Mail