Esclusiva Booksblog: intervista a Francesco Tricarico, diventato scrittore

tricarico libroIl cantante Francesco Tricarico è diventato scrittore e disegnatore, lo dimostrano i sette racconti del libro “Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino” (Bompiani Editore), incorniciato da una miriade di disegni in bianco e nero, dove il vero protagonista è il sesso. Il volume che arriva in libreria il 18 novembre, si apre con una dedica "A Clara e Giulio", chi sono? "Non so se dirlo questo… è una cosa intima".

"Circa l'invisibile", il racconto che apre la galleria di parole e segni, di cosa tratta?
È la storia di un imperatore che sta morendo e che ha cercato tutta la vita di vedere l’invisibile. Un uomo che ha avuto tanto dalla vita. Ma a un certo punto si rende conto che l’aspetta qualcosa di sconosciuto: la morte. E cerca di capirla. Nascono così delle riflessioni e la voglia di vincere la paura di morire.

Quanto c'è di autobiografico nel libro?
Si parla solo di ciò che si conosce. Rappresento delle mie curiosità ma paure. Tant'è che anche la prima storia, finisce dicendo delle cose belle proprio nella lettera che lascerà. Ho scritto della paura della paura, ne sono affascinato. Come anche della possibilità di non avere paura. Più che vincerla, mi interessa capire cosa sia la morte. È una cosa curiosa e terrificante al tempo stesso. D'altronde, le cose non sono nè belle nè brutte, dipende da come le immagini.


Sono nati prima i disegni o i racconti?
Avevo fatto vedere i disegni a Elisabetta Sgargi: lei mi ha detto di provare a scrivere. Per accompagnare i taccuini che le piacevano. Per cui ci sono questi disegni, molto fisici, che contrastano con i racconti, leggeri. Tranne il primo, che ho scritto per ultimo, i racconti seguono l'ordine in cui li ho scritti. E in tutti, credo ci sia la voglia di capire cosa sia la realtà e cosa l’immaginazione. La voglia di semplificare qualcosa di insemplificabile, di enorme e di incomprensibile che c’è nella mente. Penso che nessuno lo sappia: nessuno sa di che sostanza sia fatto il pensiero. Ricordandosi sempre che c’è un corpo, inconsapevolmente rappresentato dai taccuini, gli stessi che rappresentano scene d'amore. Rappresentano la ricerca, il cercare di capire qualcosa di dinamico, l’aspetto fisico dell’amore. Poi c’è la voglia di sublimare un istinto, la voglia di fermarlo. Ora un istinto è diventato un libro, la rappresentazione di un'energia. Questa è forse l’arte: un cercare di andare oltre l’animalesco per diventare padroni di se stessi, di razionalizzare, di ordinare, di riprodurre il fuoco, di riprodurre la vita, capirla per evolversi nel proprio piccolo.

"Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino": un titolo così, come nasce?
Avevo bisogno di un titolo. Riflettendo l’elefante non sta nel taschino ma rappresenta il tema del libro, la fantasia, le storie racchiuse in un corpo (rappresentato dal taschino) e in un cervello (identificato nell’elefante).

Un'indicazione al lettore?
Il consiglio è di non dar consiglio. Mi piacerebbe se qualcuno lo leggesse come se l’avesse scritto lui, identificandosi. Se accadesse questo sarebbe bello, non avrei fatto una cosa solo mia.

Francesco Tricarico
Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino
Bompiani editore
Pagine 134
Prezzo: euro 14,00

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