Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi

Vita sessuale di un fervente musulmano a ParigiLa scrittrice algerina Leïla Marouane si cala nei panni di un uomo – tal Mohamed Ben Mokhtar, anzi, Basile Tocquard come preferisce essere chiamato per non essere riconosciuto come algerino – per narrarci sia la situazione delle donne algerine, sia per far aprire gli occhi degli uomini che ancora non hanno capito la situazione delle donne islamiche.

In Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi, la Marouane ci fa conoscere il suo Mohamed: colto, carino, benestante, di professione bancario che, stanco della presenza ossessiva della madre e del peso della propria verginità, decide di affittarsi di nascosto una casa nella Parigi bene.

... ne ho approfittato per perlustrare il mio appartamento accertandomi che la prima impressione fosse quella giusta. E senza dubbio lo era, così come senza dubbio io ero innamorato perso della mia casetta. Il mio stupendo meraviglioso divino portagioie. Dove perle di bellezza assoluta sarebbero state da me personalmente
coccolate
vezzeggiate
bevute
mangiate
mordicchiate
voltate e rivoltate
da tutte le angolazioni
in tutte le posizioni
lecite o illecite
divine o diaboliche.
Stavo sollevando la grata del caminetto quando la signorina Agnès Papinot, di cui mi ero quasi dimenticato, mi ha strappato ai miei torridi pensieri.
“E non dimentichi una bella ripassata” mi ha detto.
“A chi'?” ho risposto sobbalzando un po'.
“Al caminetto, signor Tocquard...” (pp. 37-38)

A questo spostamento esterno corrisponde uno interno: Mohamed vuole essere un uomo occidentale ed è questo il chiodo fisso che lo assilla da anni tanto da portarlo ad assumere una nuova identità, quella di Basile Tocquard, di cui sua madre è all'oscuro. Ma la propria cultura affiora nei momenti più impensati.

“Allora me lo dici quel brano?”
Mi sono schiarito la voce e ho intonato:
“Ogni volta che si fa l'amore con una uri, la si trova vergine. La verga dell'Eletto non flette mai. L'erezione è eterna. A ogni coito corrisponde un piacere, una sensazione deliziosa, così inaudita in questo mondo che se noi la provassimo cadremmo privi di sensi”.
“Roba bollente”, ha mormorato. “È nel Corano?”
“È di un teologo e poeta di fama che si è ispirato al Corano. Si chiamava 'Abd ar-Rahmān as-Suyūtī”.
“È morto?”
“Oh sì, almeno da cinque o sei secoli” (pp. 144-145).

Il romanzo di Leila Marouane è scritto (e tradotto) molto bene e si legge con piacere; l'insistenza del verbo dire e dei suoi sinonimi, declinati alla terza persona singolare del presente indicativo, all'inizio di ogni capitolo rende il succedersi della narrazione molto vicina ad un testo orale.

Della sua creatura l'autrice ha detto in una recente intervista:

“Ho conosciuto tanti Mohamed, Parigi è piena di arabi come lui. Giovani di lingua francese, con un buon lavoro e un discreto reddito, affermati, che non hanno saputo liberarsi fino in fondo delle rigide tradizioni familiari. Islamici che conoscono bene i codici della società occidentale ma che di fatto non riescono ad applicarli. Mohamed, e tanti come lui, è solo, non ha amici, è chiuso in una comunità-ghetto e sottomesso a una cultura forse come quella islamica impersonata dalla madre-padrona. A un certo punto si ribella e va in cerca della libertà, ma lo fa di nascosto, senza affrontare la propria famiglia. La sua sconfitta coinciderà con il rendersi conto di essere condannato all'emarginazione” (D, 24-10-2009, p. 160)

Leïla Marouane
Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi
Edizioni e/o 2009
pp. 221, euro 17
traduzione di Gaia Panfili

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