Indignazione, di Philip Roth

RothCapita, alla fine della lettura di un libro, di interrogarsi su quale sia il collegamento fra la storia appena finita e il suo titolo. Indignazione è quel risentimento che si prova, come dice l'Hoepli, per qualcosa che si ritiene 'vivamente ingiusto'. E giunti all'ultimo capitolo dell'omonimo romanzo di Philip Roth, sembra di capire come quella sola parola (il titolo è lo stesso anche in lingua originale) sia il vero punto di volta di tutta la storia di Marcus Messner, il giovane figlio del macellaio e aspirante avvocato, la cui vicenda è al centro della trama.

E' ingiusto infatti, come ripete sempre il padre di Marcus stesso, che nella vita spesso "le scelte più accidentali, più banali, addirittura più comiche, producano gli esiti più sproporzionati". E' infatti questa l'ossessione del signor Messner, un ebreo che, 'gravido di paure', da un giorno all'altro sembra come impazzito: inizia a temere ingiustificatamente, in maniera ossessiva, che al figlio possa accadere qualcosa di male. Che finisca a giocare tutto il giorno al biliardo con il figlio dei Palmgreen, o che invece di rincasare prenda l'abitudine di andare al bordello, ad esempio.

Marcus, in realtà, non gli ha mai dato motivo di preoccupazione. Marcus vuole solo studiare. Esce la mattina presto per studiare in biblioteca, dove rimane tutto il giorno, per prepararsi a entrare al college. Marcus vuole fare l'avvocato per non essere macellaio come suo padre (e suo nonno, e il padre di suo nonno prima di lui) perchè non sopporta il sangue. Il sangue che si rapprende sul grembiule del padre durante la giornata, il sangue che si secca sul collo dei polli sgozzati con un sol colpo e lasciati a testa in giù secondo il rito kosher.

E proprio lo stesso Marcus, che fino ad allora aveva aiutato il padre in macelleria, decide che la sua vita deve essere lontana da lui e dalle sue ossessioni destabilizzanti. E così di nascosto dai genitori fa domanda di iscrizione a un college fuori città e con i suoi piccoli risparmi compra un guardaroba nuovo, pronto a diventare un'altra persona.

Marcus non parla, desidera riposo e silenzio per dedicarsi solo allo studio, ma non riuscirà a stare in pace neanche lontano da casa. Prima per l'odioso Flusser, che mette musica classica a tutto volume durante la notte, poi perchè l'apatico Elwyn insulterà la ragazza di cui Marcus si innamora - bellissima e fragile psicologicamente, la più intelligente della scuola - definendola una poco di buono. E alla fine la sua scelta (banalissima, casuale) di non seguire le funzioni religiose del college comporterà nella sua vita delle conseguenze inimmaginabili.

E Roth si domanda se non siano state le stesse paure del padre, che hanno spinto Marcus ad andare via di casa, a rovinargli la vita. Il padre ha ottenuto in definitiva, spiega lo scrittore, proprio ciò che voleva evitare. Ma il romanzo, nel frattempo che il destino di Marcus si compie, ci regala un personaggio a cui ci si affeziona: un 'testadura' che rifiuta le confraternite, risponde a tono al Decano del college vomitandogli sul tappeto per la rabbia (non prima di aver argomentato in maniera brillante il suo rifiuto della religione e il significato di 'tolleranza' nei confronti degli altri) e si innamora perdutamente di lei, Olivia Hutton, per dettagli invisibili agli altri ragazzi del college, riuscendo a riconoscere in lei purezza e fragilità assenti nelle altre ragazze del college.

Philip Roth
Indignazione
Einaudi
17.50 euro

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