Pur che l'alba nasca, colloquio con Papa Giovanni di L. Capovilla

Nel testo Pur che l'alba nasca, colloquio con Papa Giovanni, edito da Grafica e Arte, parallelamente al ritratto di Manzù in copertina e alle opere artistiche dedicate alla figura del Papa riportate nel testo, ci si compone davanti agli occhi attraverso le parole di studiosi, letterati, poeti - da Carlo Bo a Walter Lippman, passando per De Gaulle e lo stesso Giovanni Paolo II - un ritratto testuale di papa Giovanni.

“Nessuno e niente vi imbarazzava. Non assumevate mai alcuna posa, né quella del maestro, né quella del giudice (...) Avevate occhi scrutatori di contadino e di pescatore, che sa leggere i segni della natura (...) “Intrattenervi... con un capo di Stato o con un operaio... non cambiava nulla...; eravate sempre lo stesso padre ansioso di mettervi a contatto con i vostri simili.(...)”

Così il segretario particolare di Roncalli, Loris Capovilla, in Pur che l'alba nasca, colloquio con Papa Giovanni, descrive come era “stare accanto” a Giovanni XXIII, quel papa venuto dalla terra, da una famiglia di gente “un po' rude e taciturna”, come diceva lui, ma “tanto buoni cristiani”, da cui aveva ereditato i “segni caratteristici delle buone famiglie bergamasche; il volto aperto, il sorriso incoraggiante, la parola subito spontanea e cordiale, i gesti quasi istintivi”.

“Aveva fatto venire di corsa un bel dì a Castel Gandolfo quelli della Rai per mandar caldi caldi i suoi rallegramenti ai due astronauti russi saliti in coppia al cielo”, lui, che in visita ai carcerati a Regina Coeli aveva detto che in fondo nella vita era anche un po questione di fortuna. E come non ricordare che durante l'udienza alla figlia di Kruscev disse semplicemente “...e mi saluti tanto il suo papà, neh”?.

Perchè tutto in Giovanni XXIII, dallo sguardo alla risata (quel “buon riso che tutti coloro i quali hanno conosciuto Giovanni XIII potrebbero riconoscere tra mille, un riso da bambino”) apriva il cuore. Ma qual era il segreto di tanto calore umano, comunicato anche fisicamente, alle persone?

Di sicuro il sorriso. Lui sapeva fare “il papa senza alcuna alterazione nei tratti del suo volto e senza drammi interiori”, come disse lo stesso Capovilla. La “perennità della mia calma, che mi fa godere di una semplicità, e mitezza di spirito, che mantiene sempre in ogni ora della mia giornata la disposizione a lasciar tutto”, scrisse il papa, è “indizio di una grande misericordia del Signore”, diceva lui, che scriveva con semplicità: “Non mi importa cosa dicono gli altri: voglio esser buono, con tutti”.

Un Papa “senza angoscia”, e senza pose, poco importa se imbardato di tutti i vari paramenti. “Ah, l'impercettibile ironia, la graziosa pazienza con le quali egli subisce l'etichetta”, scriveva lo scrittore Giuseppe Marotta:

"Io contemplavo Giovanni XXIII e mi intenerivo. Non c'è fasto di paramenti...che non sfumi e si dilegui agli occhi di chi guarda la sua faccia di povero, di faticatore...nulla riesce ad allontanarlo da noi..; sì, lo portano sulla sedia gestatoria...ma ci sembra ugualmente di sedere accanto a lui su un'aia, quando all'imbrunire le donne smettono di battere il granturco; là egli ci sorride e ci dice: Ora ascolta, figlio mio...”.

E perchè lo stesso papa Francesco è stato spesso paragonato a Roncalli, in questi mesi? A a parere di chi scrive sono tante le frasi che sembrano instaurare un parallelo con Bergoglio, che già è stato definito “il papa-parroco”. Papa Roncalli come forse il successore Francesco, nella semplicità delle sue parole, sembrava semplicemente “aver preso le parole di Cristo alla lettera”, vivendole “con il suo realismo di contadino” (Madeleine Delbrel).

Eppure toccherà proprio al papa contadino, Giovanni XXIII, insospettabilmente, dare inizio al Concilio Vaticano II. “Li abbiam sentiti con le nostre orecchie qui i preti scagnozzi di curia protestare che “erano stati ingannati, pareva uno come gli altri, e poi...un macello che ci vorran cinquant'anni per rimettere le cose apposto”, scrive Augusto Monti.

Allo stesso tempo, ricordiamo che è stato proprio questo papa contadino, con l'aria pacioccona, a dare nuova spinta ai “viaggi” del Papa, di cui Giovanni Paolo II è stato infaticabile promotore in tutto il mondo: grazie a Roncalli per la prima volta dal 1870 il Papa viaggiava, e a questo di certo contribuì la sua esperienza internazionale come nunzio apostolico, prima di diventare pontefice.

Il segreto? Ancora una volta, pochissime regole di vita, (buone) abitudini e consuetudini che erano ancora quelle della sua famiglia: “rosario, meditazione, soprattutto l'affidarsi a Dio, alla volontà di Dio”, qui il papa disse di cercare il segreto del “mistero” del suo pontificato, esplosivo eppure tanto breve.

“Un santo poeta”, diceva lo scrittore Giovanni Comisso. “Basta a convincersi quello che ha detto dopo che fu portato in trono la prima volta, e cioè che gli ricordava quando da ragazzo nel fare le gite in montagna suo padre lo portava sulle spalle”. Proprio come un bambino. E d'altronde, non ce lo ha già ricordato Uno più grande di lui, “se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei Cieli”?

Papa Giovanni verrà ricordato come l'uomo più umano di questo secolo. Ha reso visibile agli occhi di tutti la santità (Giuseppe Ungaretti)

L. F. Capovilla
Pur che l'alba nasca, colloquio con Papa Giovanni
edizioni Grafica arte
18 euro

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