Lo sfruttamento del precariato: una piaga del mondo editoriale

Lo sfruttamento del precariato: una piaga del mondo editoriale

Che l'uso massiccio e diffuso del precariato, nel mondo editoriale, sia da qualche anno diventato una piaga è sotto gli occhi di tutti, da quelli che nell'industria editoriale ci lavorano e queste cose le vedono con i propri occhi, fino a quelli che fruiscono del prodotto finale, i lettori. Oggi, proprio su questo problematico argomento, sul sito Affaritaliani.it, è apparso un interessante servizio che vi consiglio assolutamente di leggere, se non altro per capire a cosa dobbiamo l'impoverimento qualitativo dei libri che leggiamo tutti i giorni.

Il concetto è molto semplice: da qualche anno le case editrici italiane hanno cominciato a fare ricorso senza vergogna alle collaborazioni esterne, che si chiamino service editoriali o contratti a progetto, o ancora stage, non ha molta importanza. Risultato della meschina strategia, che ha tra le sue modalità la mancata reintegrazione dei pensionati con lavoratori di pari livello (quindi di pari salario) e l'abbassamento sistematico e generalizzato delle spese di personale, è l'effettivo impoverimento dei prodotti editoriali.

Libri farciti di refusi roboanti, traduzioni approssimative, grossolani errori di impaginazione e scarsa cura generalizzata sono solo alcuni degli effetti più visibili di questa piaga. E non finisce certo qui, perché un altro e più straziante dramma si trova nell'assurdo stile di vita che questo sistema impone a tutti coloro che stanno entrando in questi anni a lavorarci: una massa invisibile di giovani tra i 25 e i 35 anni, costretti a vivere costantemente in bilico, in balia di un anticontratto, costretti a tempi di lavoro folli e salari da fame.

A scatenarsi è la classica "guerra tra poveri", una guerra che vede i giovani aspiranti redattori fare a spallate per mansioni di correttore di bozze pagate 1 euro a pagina, stage non retribuiti di otto ore al giorno in redazione, lavori che richiedono una passione e una precisione enorme che bisogna retribuire decentemente. Ma le cose non sembrano poter cambiare rapidamente, almeno fino a quando questa massa brulicante non prenderà coscienza di sé e deciderà, compatta, di non stare più al gioco.

Via | Affaritaliani.it
Foto | Flickr

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