Signor Erdogan... su Le Monde la lettera aperta dello scrittore turco Nedim Gürsel

Lo scrittore turco residente a Parigi si rivolge direttamente al politico additato dalle proteste di questi giorni.

Nedim Gürsel, si divide dall'epoca della sua formazione, cominciata con il nonno a Balıkesir, nella regione de Marmara per continuare poi al liceo francese Galatasaray d’Istanbul e alla Sorbonne, tra la Turchia e la Francia, dove insegna in qualità di direttore di ricerca al CNRS e come docente all'Institut des langues orientales (Inalco), entrambi con sede a Parigi. Del suo paese scrive continuamente nei suoi romanzi, intrisi di quella nostalgia dell'esilio che assume una sfumatura tutta particolare per coloro che hanno assaporato il profumo delle rive del Bosforo e che ha già straziato tanti autori, come il poeta Nazim Hikmet (uno dei due protagonisti, insieme a Louis Aragon, della sua tesi in letteratura comparata sostenuta nel 1979).
Non c'è troppo da stupirsi quindi che per dire il suo sdegno abbia scelto il più famoso dei quotidiani francesi, Le Monde, che tra le due pagine ospita una sua lettera aperta diretta proprio al primo ministro turco Erdogan. Una missiva per la quale Gürsel, neo-vincitore del prix Méditerranée Etranger 2013 per "L'ange rouge" (Seuil, 2012), ha di nuovo preso in mano la penna, deciso a rivolgere il suo pensiero all'uomo politico che aveva già interpellato in occasione dell'accusa di blasfemia indirizzata al suo libro "Les Filles d'Allah" (Seuil, 2009) per il quale era incorso in un processo rischiando fino ad un anno di prigione, scongiurata anche grazie al vasto sostegno della comunità internazionale.
Ed all'indomani della discesa in piazza del popolo turco per protestare contro la politica oppressiva e filo-integralista di Erdogan, lo scrittore si è associato alla sua voce:

...Signor primo ministro lei ha il torto di considerare che questo movimento, che a mio avviso segna il declino del suo potere, sia composto come ha dichiarato da "alcuni rivoltosi e saccheggiatori". Si tratta di una reazione legittima alla sua politica repressiva, che vuole imporci uno stile di vita conservatore e mussulmano. La gioventù, come l'intera società civile che manifesta non solamente ad Istanbul ma in una cinquantina di città turche, non ha bisogno di lei per sapere cosa mangiare o bere. Lei non può dirmi, come ha fatto, di andare a bere il mio bicchiere di raki di nascosto in casa mia, come se dovessi vergognarmene.
Voglio sorseggiare il mio bicchiere di raki sulle rive del Bosforo, signor primo ministro, dove si trova la casa della mia famiglia e, se possibile, al tramonto. Perché amo la mia città della quale ho parlato spesso nei miei romanzi. Lei non ha il diritto di privarmi di questo piacere, anche se è stato eletto con il cinquanta percento dei voti. Lei non può neanche costruire in piazza Taksim, uno dei simboli della Repubblica, una caserma ottomana seppur trasformata in centro commerciale. Perché vede, Istanbul non è Dubai e la sua popolazione vuole che i siti storici e l'ambiente siano protetti...

Photo © Mario Carrozzino by flickr.com.

Via | lemonde.fr

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