Il Nobel per la Letteratura José Saramago al Teatro Parenti: un tentativo di riflessione

José Saramago al Teatro Parenti: un tentativo di riflessione

La sala grande del Teatro Parenti, ieri sera, era affollatissima, dei cinquecento posti a sedere disponibili almeno mille erano occupati. L'accoglienza a José Saramago, ad uno dei più grandi maestri viventi della Letteratura mondiale, d'altronde, non poteva che essere calorosa, sentita, addirittura quasi commossa, almeno nel momento dell'ingresso dell'anziano autore del Vangelo secondo Gesù Cristo, entrato in sala tra una corona di applausi scroscianti.

Che dire dell'evento? Sentire direttamente la voce, un po' rauca e forse stanca, del grande portoghese, vederlo a pochi passi corrucciare gli occhi dietro le lenti è stata un'esperienza sicuramente magnifica, che è valsa le due ore di attesa. Ma alla fine, quando la grande folla di cultori del nobel portoghese è lentamente defluita fuori dal teatro, nei discorsi e nei commenti non c'era l'aria degli eventi memorabili, c'era piuttosto un diffuso senso di delusione.

Questo senso diffuso di delusione ha avuto secondo me due cause: la prima è l'aver messo di fianco a José Saramago, vale a dire ad uno dei più grandi scrittori viventi, due interlocutori Marco Belpoliti e Marco Travaglio, che solo minimamente hanno saputo sfruttare l'occasione per far emergere la profondità del pensiero di Saramago, quella conoscenza della varia umanità che è il motivo principale della sua grandezza.

Il secondo motivo, legato sicuramente al primo, cioè alla scelta degli interlocutori, è che alla base dell'evento non c'era un interesse letterario, quanto piuttosto uno politico, legato indissolubilmente alla forte carica antiberlusconiana di José Saramago che, per quanto condivisibile completamente, almeno personalmente, non avrebbe dovuto prendere il sopravvento su una conversazione che poteva essere memorabile, ma che alla fine si impantanata in una battaglia donchisciottesca, con la sola differenza che mancavano i mulini a vento e abbondavano gli psiconani.

Io credo che sia venuta l'ora di smetterla di sprecare le nostre energie prendendo in giro, in modo alla fine sterile, il personaggio Berlusconi, i suoi vizi, le sue colpe (vizi e colpe imperdonabili magari, ma che sono solo uno specchio per le allodole). Se si vuole veramente superare questo momento di impasse, così l'ha chiamato anche Saramago, bisogna crescere, guadagnare in intelligenza e capire che più si attacca Mourinho e più l'Inter continua a vincere.

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