La signora del caviale: intervista all'autore Michele Marziani

Copertina del libro La signora del caviale di Michele MarzianiLa signora del caviale è l'ultimo romanzo di Michele Marziani, pubblicato da Cult. Il romanzo è ambientato sulle rive del Po ai tempi della seconda guerra mondiale e parla delle vicissitudini di un gruppo di pescatori di storione. Attorno a questa vicenda si dipanano molte altre vicende, prima fra tutte la guerra, poi le guerre tra i pescatori nei confronti dei nuovi arrivati, le amicizie e gli amori dei ragazzi, le leggi razziali e l'indottrinamento fascista...

Il romanzo è scritto in prima persona e Michele Marziani ha l'abilità di rappresentarci il mondo così come lo vede il protagonista-narratore, Nellino, adolescente studente del liceo classico a Ferrara ma anche ragazzo che vive sulla propria pelle la guerra e l'amicizia. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore intorno alla genesi e allo sviluppo del suo romanzo.

La signora del caviale nasce come “bozzetto” nel 1989 e vede la luce nel 2009: una gestazione lunga. Anche travagliata?
No, travagliata no. Scrivo per accumulo di informazioni e di sensazioni, per crescita dei personaggi, per ammasso di appunti. Nel 1989 ho incontrato un vecchio pescatore del Po che mi ha aperto la porta su questo mondo. Poi, in mezzo ad altri lavori, ad altre cose che scrivevo, ho cominciato a mettere insieme i pezzi di un puzzle che è diventato un romanzo. Ma è il mio modo di lavorare: storie che mi porto dentro fino a quando non sento l'urgenza di scriverle.

Lo scrittore Michele MarzianiTerminato di leggere il tuo libro mi è venuto in mente un testo spirituale medievale dal titolo “La nube della non-conoscenza”. Mi è sembrato, infatti, che una sorta di “non-conoscenza” fosse presente nel libro (Nellino non sa nulla di suo padre – e fino alla fine nemmeno il lettore sa molto di lui; nessuno conosce il Turco; la signora del caviale è quasi una sconosciuta; la frase di Menandro scritta in greco quasi a non volerla far capire quel che dice; nessuno conosce quello che succede di fatto nella guerra e via dicendo). Potrebbe essere una chiave di lettura del tuo libro o sono solo mie impressioni?
Dentro alla storia ognuno dei personaggi insegue un sogno, un ideale, qualcosa di necessariamente più alto e forse per questo dai contorni ignoti. Sì, credo sia un libro dove tutte le vicende si dipanano verso la fine, da lì si tirano i fili e forse si possono rileggere sotto una luce nuova. La frase di Menandro, invece, è scritta in greco antico, pronunciata in greco antico, perché è l'atto estremo di resistenza di un professore, il professor Baratti, verso l'ignoranza che genera le leggi razziali. Si aggrappa alla cultura classica per difendere un ragazzo ingiustamente scacciato da scuola.

Parlavo prima della frase di Menandro – “Chi è un nobile, chi è un bastardo, se in nome degli dei è nato uomo?” – che è collocata in un punto abbastanza importante del libro. E il protagonista Nellino commenta: “Non dico nulla perché un po' sto cominciando a capire”. Cosa può “insegnare” il tuo romanzo, oggi?
Non credo che un romanzo possa insegnare. Un romanzo racconta. Dal racconto però è possibile imparare o comunque sentirne la forza. Questo ovviamente dipende dallo scrittore. Se fossi riuscito nel mio intento mi piacerebbe che La signora del caviale portasse il lettore a porsi delle domande intorno alla “banalità del male” (Hannah Arendt) da una parte e, dall'altra, riguardo alla cultura come via d'incontro, d'uscita, persino di salvezza mi verrebbe da dire. Conoscere, sapere, aumentano la consapevolezza, la responsabilità ma anche la capacità di reagire, di ragionare da soli, fuori dagli schemi proposti dal potere.

Il romanzo si conclude con un ritorno alle origini – non diciamo di più per non svelare nulla – e con il conseguente dipanarsi di molti interrogativi. Tornare alle origini, anche metaforicamente parlando, può essere un modo per capire la realtà, anche se questa potrebbe essere totalmente diversa da come ce la ricordavamo?
Significa essere comunque sempre legati alla propria storia. Nello, il protagonista, si costruisce, da adulto, una vita altrove per poter sfuggire il passato, ma c'è sempre un punto dell'animo dove la nostalgia si fa spazio e ti riporta dove sei partito, anche metaforicamente. È un po' fare i conti con quello che si è e con quello che si è stati.

Quale è la parte del romanzo alla quale sei più legato?
La parte ferroviaria. Non a caso il protagonista è il nipote del capostazione. Credo che nel lavoro dello zio Pompeo ci sia la metafora di un sogno, quello del progresso per tutti: i treni non sono le auto, portano in giro la gente insieme, non una alla volta. Sulla non realizzazione di questo sogno si sono infrante gran parte delle idee del Novecento. Delle idee migliori, intendo. Ecco, questo romanzo, per me è dedicato al secolo breve, a quello che a me ha saputo lasciare, anche attraverso i ricordi di chi ci ha preceduto.

Michele Marziani
La signora del caviale
Cult Editore, Firenze 2009
pp. 180, euro 12,00

Foto | La signora del caviale

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