Recensione di Il Suggeritore di Donato Carrisi

La nostra recensione del primo romanzo di Donato Carrisi, che subito mette in evidenza le lezioni apprese durante gli studi di criminologia; una lenta e inesorabile discesa nelle profondità del lato oscuro umano.

Spesso e volentieri paragonato a giganti del thriller come Jeffery Deaver e Michael Connelly, Donato Carrisi deve molto al suo primo romanzo uscito nel 2009: Il Suggeritore (edito da Longanesi). Ne riparliamo adesso, sull'onda del botto de L'ipotesi del Male, uscito poche settimane fa e da subito ben saldo sulla sella della top ten italiana dei bestseller. Che libro è Il Suggeritore? Inquietante prima di tutto, ma non necessariamente per i dettagli macabri (vivamente sconsigliato agli impressionabili), piuttosto per quel senso di sperdimento e di buio umido in cui ti precipita.

Perchè da subito l'atmosfera percepita è fredda, ti viene proprio da coprirti mentre lo leggi, forse per fronteggiare meglio la questione -portante, centrale- del disorientamento; ci si allena presto alla lettura dei vuoti delle scene del crimine, si impara velocemente che per risolvere un caso, farsi tante domande, anche le più banali, è cruciale. Per sopravvivere (a livello emotivo) si comprende l'importanza del fare branco come i bisonti, che fanno cerchio quando si presenta una minaccia. Minaccia (atavica, perchè di mezzo ci sono dei bambini) che ha mille volti e nessuno; ma che però, per i veramente abili a dribblare gli escamotage del mestiere, potrebbe essere individuata per tempo, e invece... E invece ti avvinghi alle pagine e vai avanti, catturato da dettagli inoppugnabili, frutto di chissà che certosine ricerche, senza però mai scadere nel trash; che poi molto lo fa anche il lettore, come scrive Carrisi: "Goran sapeva che tanto ognuno avrebbe visto ciò che voleva.".

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