Sulle strade del mistero e del noir con Danilo Arona e il suo Ritorno a Bassavilla

Sulle strade del mistero e del noir con Danilo Arona e il suo Ritorno a BassavillaNon so perché, ma da un po' di tempo mi capita di soffermarmi sulle notizie “in breve” dei giornali, soprattutto su quelle che parlano di morti “strane”: cadaveri scoperti dopo mesi, persone sparite e ritrovate senza un arto e altre amenità del genere. Per pura coincidenza mi è capitato tra le mani l'ultimo libro di Danilo Arona dal titolo Ritorno a Bassavilla. E non ho potuto fare a meno di stringere una relazione tra le due cose. Relazione che spero, prima o poi, di scoprire.

Una raccolta di spaccati, epifanie, storie che vedono al proprio centro gravitazionale le nebbie di una città particolare, che un po' è Alessandria e un po' non lo è [...] Perché a Bassavilla – e nei suoi dintorni – di cose strane ne succedono parecchie, in questo territorio di “folclore di pianura, in cui l'occulto, la cronaca nera e le vecchie storie contadine si mescolano sovente in affabulazioni dai percorsi inestricabili”

Così Daniele Bonfanti introduce il libro. E lo stesso Danilo Arona, scrittore, giornalista, critico e autore di culto della letteratura fantastica italiana, in un'intervista precisa:

Il mio, in parte, è un gioco, laddove uso un contenitore a mio parere congruo per quel che racconto, e in seconda battuta è il tentativo di creare una mitologia, inseribile in un contesto più ampio e affascinante, quello del Piemonte gotico e noir, che non è certo una mia invenzione. Le zone “inquietanti” però non mancano. Una per tutte, nell'ultimo ventennio, in pieno centro città, sono accaduti alcuni delitti, cruenti e misteriosi. Nemmeno uno risolto. Però quasi tutti se ne sono già dimenticati e a nessuno frega nulla. E dire che forse uno o più assassini camminano fra noi.

Trentasei racconti formano questo Ritorno a Bassavilla, racconti che in precedenza erano stati pubblicati online. E sono racconti di varia natura che, con un filo di ironia, fanno percepire che c'è dell'altro nei semplici fatti di cronaca nera. Come, per esempio,

la storia di Paolo Provera, classe 1850, che progettò e realizzò nell'ultima parte della sua vita un clamoroso “monumento a se stesso”, una spettacolare cappella funeraria piena in ogni suo dove di lapidi, poesie incise su pietra e diversi busti raffiguranti amici e parenti “ospitati in loco”. A tutti pare ancora incredibile, ma il Provera seppe predire e programmare la sua morte in modo da farsi seppellire seduto su una grande sedia di cemento (pg 53)

E ancora:

Diversi anni fa una famiglia abitante in una casa isolata nell'immediata periferia di Bassavilla fu tenuta sveglia per diverse notti da una serie di misteriosi e raggelanti “sospiri” che provenivano dal giardino sotto le finestre della camera da letto. Si trattava di rumori assolutamente impressionanti, una sorta di ansito tombale, enfisematico e prolungato, che iniziava a farsi sentire non appena i due non più giovani coniugi si ritiravano in camera da letto, accendendo le luci della medesima (pg 167)

Oppure, per citare ancora un altro passo del libro che è anche significativo dello stile dell'autore,

... a un tiro di schioppo [...] si trovava la casa di Maria “la smorsacandeila”, letteralmente “la spegnicandela”, soprannome escogitato dalla malevola lingualunga popolare che così la etichettava in quanto a detta di chiunque dedita al mestiere più antico del mondo. Non solo prostituta peraltro (e piuttosto fuori dagli schemi come professionista del sesso, perché, secondo i bene informati, Maria copulava soltanto stando di sopra – questa la spiegazione del soprannome), ma pure, ancor più blasfema e impenitente, esperta nel raccogliere piante officinali che crescevano in riva al fiume e a distillarne “rimedi” che poi tentava di regalare a conoscenti e a persone in difficoltà in cambio di un chilo di polenta o di una manciata di castagne (pgg 183-184)

Ma ora basta citare delle pericopi. Ritorno a Bassavilla è da leggere, soprattutto ora che inizia a fare un po' più freddo e magari fuori sibila il vento. Il mio consiglio è di lasciarsi attrarre da questo libro di Danilo Arona, a cominciare dalla splendida copertina che funge da ingresso a Bassavilla.

  • shares
  • Mail