Donne al lavoro, una nuova webzine



Sta per nascere una nuova e particolare rivista on line, gestita da Silvana Rigobon, la nota "massaia" combattente.
Si chiamerà "I monologhi della varechina: la femme_zine" e viene presentata in anteprima sul bollettino Vibrisse, attraverso una lettera aperta a Giulio Mozzi, su narratrici e lavoro.

Perchè «I Monologhi della Varechina»? Giocando sul celeberrimo titolo del libro di Eva Ensler, credo che il termine “Monologo” sia il più rappresentativo per la comunicazione al femminile (e non per scelta delle donne). La varechina rappresenta qualcosa di caustico, che arriva anche negli angoli più difficili.

Ho invitato alcune donne a scrivere di argomenti a tema. Ho coinvolto scrittrici, giornaliste e bloggers, con l’ obiettivo di creare una vetrina per la scrittura al femminile, in Italia.


[...]Perchè il tema del lavoro, in Italia, è spinoso. Ma lo è ancora di più per una donna, che oltre a doversi confrontare con il precariato, con le beffe dei concorsi pubblici (Valeria Parrella, «Mosca più balena», Minimum Fax), deve lottare anche quando arriva ai bottoni del potere, per conciliare i tempi del pubblico con quelli del privato (Clara Sereni, «Passami il sale», Rizzoli), perchè a casa, una donna, non ha una moglie che lavi, stiri, prepari pranzo e cena e riordini i suoi appunti. Le donne, in Italia, lavorano il doppio degli uomini, perchè dopo una giornata di lavoro, devono occuparsi di casa e figli. Tutte massaie, le italiane: full time o part time. E c’è chi sa raccontarlo con ironia, come Lia Celi («Le donne al tempo della spesa», Giunti). C’è chi ha scritto del lavoro femminile per eccellenza, l’insegnamento, e della follia di un sistema scolastico che sta andando a rotoli (Paola Mastrocola, «La storia raccontata al mio cane», Guanda). E che dire delle immigrate? Vivono e lavorano in Italia pure loro. Ce ne sono, di scrittrici italiane che raccontano le loro storie: lo fa Marilia Mazzeo, in un racconto pubblicato su «Italiane 2004» (Tartaruga Edizioni). C’è anche chi racconta di donne che lavorano al margine, ai limiti della legalità, fra prostituzione e spaccio di droga: lo fa Grazia Verasani, senza scadere in moralismi («Tracce del tuo passaggio», Fernandel).

E la lista potrebbe andare avanti...

  • shares
  • Mail