Il presunto sputtanamento di Giorgio Faletti

Giorgio Faletti

"E così un bel momento olé, c'è lo sputtanamento olé..."

L'elegante citazione di Cochi & Renato giova a introdurre il divertente e divertito articolo di Matteo Sacchi in merito al "caso Faletti", polemica estiva scaturita dal fatto che alcune frasi di Io sono Dio sembrano maldestramente tradotte dallo slang americano.

"Maldestramente" in questo caso è un eufemismo per dire che siamo a livelli da Google Translate. Lo stesso Sacchi ne elenca un bel po' ("sciogliersi fra la gente", "tenne sospesa per aria una speranza", "carta da visita", etc.) e naturalmente i sospetti fioccano. Faletti copia (male) da qualche autore anglofono? O ha commissionato la scrittura dei suoi libri a un ghost writer americano non ferratissimo in lingua italiana? Oppure si tratta di una consapevole scelta artistica, che fa di Faletti il Camilleri italo-americano? Anch'io, nel mio piccolo, vorrei dire la mia.

La mia è semplicemente questa: ogni possibile spiegazione della vicenda è semplicemente assurda.

1. Faletti ha rubato un libro a un autore anglofono, traducendolo male e consegnandolo agli editor di Baldini Castoldi Dalai senza che questi si accorgessero di niente? Impossibile: Faletti è uno dei top writer italiani, peraltro proveniente dal cabaret televisivo e quindi pregiudizialmente accusato di non scrivere da solo i propri libri. Per lui sputtanarsi così sarebbe ancora più assurdo che per altri. D'altro canto Baldini Castoldi Dalai non è una tipografia a pagamento di provincia, e se anche lo fosse sarebbe comunque assai improbabile una tale assenza di controllo.

2. Faletti o chi per lui ha commissionato il libro a un ghost writer americano, mal traducendolo o comunque non controllandolo? Anche questo è assurdo per le stesse ragioni di cui sopra. E aggiungo che, con tutti i soldi che si è fatto, Faletti potrebbe permettersi il meglio del meglio che il mercato dei ghost writer e dei traduttori possa offrire.

3. Faletti ha usato appositamente espressioni idiomatiche USA inesistenti in italiano, così come Camilleri è solito scrivere "ci spio" o "cabbasisi"? Può essere: ma perché non sistematicamente, come fa Camilleri? Perché talora a scapito della comprensibilità del testo? E soprattutto, perché non dirlo subito, a scanso di facilissimi e prevedibilissimi equivoci?

Inoltre, è mai possibile che le risposte fin qui fornite da Faletti oscillino solo tra lo sbeffeggiante e, come osserva Matteo Sacchi, l'arrogante?

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