Libri di viaggio: Berlino di Ales Steger

Libri di viaggio: Berlino di Ales StegerLa casa editrice Zandonai ha da poco pubblicato il prezioso libro di Ales Steger dal titolo Berlino. L'autore, esponente di spicco della nuova letteratura slovena, ci parla di Berlino, città in cui ha vissuto dal 2005 al 2006 con gli occhi di un visitatore cosciente che va in giro con il proprio bagaglio culturale.

È possibile leggere il libro di Steger in due modi. Il primo è quello di una guida classica, che descrive quel che c'è o c'è stato. Troviamo così le panetterie di Berlino, le strade, i viaggi, i monumenti, la storia, il Muro, ma anche alcuni aspetti particolari (come le piante) troppo spesso dimenticate nelle guide ufficiali.

Per chi arriva a Berlino per la prima volta, la più grande sorpresa è rivelazione è [...] l'acqua. Berlino fluttua sopra fiumi e laghi, senza alcuna spavalderia, piuttosto con discrezione. Lontana dall'ostentazione acquea di Venezia, San Pietroburgo o Amsterdam, questa città non si alza in punta di piedi, per poter meglio scorgere, sporgendosi oltre il proprio margine, il volto di Narciso. La storia, le migrazioni dei popoli, i trasferimenti forzati, gli immigrati di oggi, gli sconfitti di domani e i vincitori di ieri hanno frantumato lo specchio di questa città. Solo l'acqua a volte trascina di nuovo con sé, riunendole, le schegge di vetro nelle quali si contempla un volto sminuzzato, ma non nell'imponenza dei porti, delle fontane e dei viali del centro, piuttosto nei laghi circondati da salici e tigli, nelle peschiere attorno a cui giocano i bambini, lungo le rive sognanti con le bancarelle delle bibite e le sdraio disposte sulla sabbia trasportata fin lì. (p. 112)

In silenzio e di nascosto, gli orsi sono entrati ciondolando nel nome Berlin. Arrivarono direttamente dalla radice slavo-polabica brl, che significa “palude”, e quando gli abitanti di Berlino ebbero bonificato la riva paludosa della Sprea, gli orsi poterono tranquillamente andare a passeggio sulle magliette dei turisti e sui portachiavi, fare la lingua al mondo intero dallo stemma della città e infine, dopo il letargo invernale, sgranchirsi un po' sui berretti degli skaters e sulle balaustre dei pnti (p. 45)

Il secondo modo di lettura di questo libro è quello che tiene conto delle esperienze e del modo di narrare dell'autore. Molti i riferimenti alla classicità (splendido l'accostamento tra i popoli germanici descritti da Tacito e quelli di oggi), ma anche alla contemporaneità, con tutto quello che “si dice” dei tedeschi:

Secondo un mio amico portoghese Berlino è ormai un sobborgo di Tokyo. Al pari dei giapponesi, anche gli abitanti di Berlino vivono in un perenne futuro. Per incontrare un amico berlinese, persino un buon amico, bisogna accordarsi almeno una settimana prima, e come ci si sentirà in un determinato giorno viene deciso dall'agenda e no – come accade a me – dalle lune del momento [...] I telefoni cellulari non sono un'invenzione berlinese, senza dubbio però furono immaginati pensando ai berlinesi. Far sapere dove ci si trova, di quanti minuti si tarda e perché, correggere orari stabiliti con precisione, sembra la principale occupazione di questa città che – a quanto dicono – è la pi disinvolta tra tutte le città tedesche (p. 27)

Questo percorso personale dell'autore è corroborato da diciotto foto (più la copertina) che accompagnano il testo.

Alla fine del libro, nasce un terzo modo di leggerlo: quello del lettore. Se chi legge è stato a Berlino la riconoscerà tra queste pagine; se chi legge non l'ha ancora vista, avrà voglia di andarvi.

Ales Steger
Berlino
Zandonai, 2009
pp. 125, euro 125

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