Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /4

Zeitgeist e Nel cuore del vulcano

Riassunto delle puntate precedenti: un giovane redattore di BooksBlog, guidato dall'istinto e dalla nullafacenza, ha deciso di raccontare in presa diretta la lettura del primo bizzarro thriller di Francesco Salvi (quello di C'è da spostare una macchina). La lettura di Zeitgeist comincia tra inciampi e deviazioni e prosegue con vicende altalenanti e il passo picaresco che è legittimo aspettarsi da una simile operazione. [Avvertenza: il post contiene spoiler a raffica su opere di vario genere e natura (libri, film, fumetti, canzonette, etc). Proseguite la lettura con estrema cautela.]

Devo dire la verità, mi sono un po' deconcentrato. Il problema è che fino a pagina 94 Zeitgeist era l'eccentrico racconto in soggettiva di un amore impossibile nel cialtronesco mondo del cinema italiano contemporaneo. Da pagina 95 in poi si è trasformato in una storia di nazisti in terza persona ambientata nei Carpazi (!) nel 1958 (!!), e incentrata su un tesoro nascosto (!!!) in una cripta demoniaca (!!!!) zeppa di trappoloni alla Indiana Jones (!!!!!)

Sembra davvero che dentro a Zeitgeist sia stato inserito un altro libro, scritto da un navigato autore di genere action con temi e stile completamente diversi, senza gli eccessi verbali, i calembour e le battute di Salvi, insomma senza nessuna continuità formale e sostanziale. La sottotrama è talmente eterogenea rispetto al resto che non vedo l'ora che i nazisti interagiscano in qualche modo con Francesco Salvi; l'esito rischia di essere più weird de L'Esorciccio contro King Kong.

Intendiamoci: sono pagine carine, più o meno. Ma hanno spezzato il filo narrativo che mi avvinceva agli intimi turbamenti di Francesco Salvi. Perciò ho cominciato a distrarmi, ho persino acceso la tv e ho visto Iron Man. Gran film, finora il Marvel movie più riuscito. È sufficientemente originale nonostante i canoni del genere, credibilmente attuale, maestoso (il protagonista viene compiutamente presentato solo dopo un'ora e venti) e soprattutto pieno di gadget, effetti speciali, pianoforti sfondati, esplosioni, aeroplani, raggi laser, eroismo.

Quando ero bambino i film di supereroi erano rarità. Era un evento quando usciva un Batman. Nei primi anni 90 ricordo un telefilm di Flash, bello ma effimero, mentre di un nuovo film su Spiderman se ne parlava già ai tempi di Martinazzoli, ma erano echi lontani su qualcosa di irrealizzabile. Sam Raimi era solo quello de La Casa (peraltro al pari di Umberto Lenzi e Claudio Fragasso), e il nuovo Spiderman era un progetto tipo il ponte di Messina.

Non restava dunque che rifugiarsi in pellicole raffazzonate come Flashman con Paolo Gozlino, che registrai da Telecolor per rivederlo mille volte, o miserabili film-tv come L'uomo ragno, L'uomo ragno colpisce ancora e L'uomo ragno sfida il drago. Ieri, guardando Iron Man, pensavo che dev'essere bello essere bambini oggigiorno.

Terminate le scorribande di Tony Stark, invece di riaprire Zeitgeist ho ripreso Nel cuore del vulcano di Jack B. Du Brul, di cui ho già parlato.

È fatto in gran parte della stessa pasta della sottotrama nazista di Zeitgeist: spari, buio, lampi, pupille che si dilatano e si restringono, spalle slogate, pistole, adrenalina. Però il protagonista è Philip Mercer, ex agente segreto, attuale geologo, addestrato dalla CIA, omo de core e de cortello, Casanova anziano ma coi riflessi da antilope, tiratore infallibile, cazzo di legno e cuore di stagno, etc. etc. Insomma, non è esattamente Francesco Salvi, anche se non so chi è meglio.

Dopo poche pagine sopraggiunge comunque il sonno. Nella notte agitata, sogno il video che vedete qui di seguito.

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