Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /3

Francesco Salvi

Come promesso, ho iniziato a leggere il thriller di Francesco Salvi Zeitgeist, dopo aver rimosso e accuratamente riposto la sovracopertina, nell'eventualità che la prima edizione dell'opera divenga un giorno oggetto del desiderio dei bibliofili di tutto il mondo.

Avverto che il prosieguo di questo post e delle future puntate del reality della lettura di BooksBlog saranno gravidi di spoiler, cioè di rivelazioni sulla trama, sui personaggi, sulle dinamiche della storia, sull'odore delle pagine, sulla colla per la rilegatura, sulla psicologia dell'autore, sui sottotesti del romanzo, sugli eventuali colpi di scena, sui segreti più inconfessabili, etc. etc.

Zeitgeist inizia con una consecutio temporum claudicante, come Garrincha, e un gusto per il calembour e l'eccentricità linguistica abbastanza fine a se stesso. Tra imperfetto e presente, presente e imperfetto e poi presente, e tentativi piuttosto forzati di stupire con frasi a [scarso] effetto ci si trascina per un po' tra feste decadenti, in una Roma che è figlia degenere di quella felliniana. Ma a pagina 12 va finalmente a segno la prima invenzione verbale secondo me ben congegnata: durante un party VIP un giornalista avvicina l'io narrante e, attenzione:

«"Come va - chi aspetti - con chi sei - cosa fai" mi traglia».

Mi-traglia

. Mitraglia (voce del verbo "mitragliare") / mi (complemento oggetto) traglia (voce del finto verbo "tragliare"). Uno a zero per Francesco Salvi!

A questo punto - pur senza voler fare il lettore-sommelier, che beve un sorso e sputa subito sentenze - ho l'impressione che la grande speranza di questo libro possa essere appunto l'effetto Garrincha.

Garrincha, per chi non lo sapesse, fu il più grande calciatore brasiliano dopo Pelè. Benché alcuni difetti fisici congeniti ne facessero teoricamente un minus habens (spina dorsale deformata, bacino storto, un ginocchio piegato in dentro e l'altro in fuori, addirittura una gamba più corta dell'altra di ben sei centimetri!), l'atleta di Pau Grande convertì la propria andatura astrusa in un dribbling imprevedibile e vincente. Mi chiedo se Francesco Salvi sarà il Garrincha della letteratura italiana.

Alla pagina 37 di Zeitgeist compare Silvio Berlusconi, nominato con ciò che ormai, grazie al centrosinistra italiano, è diventato il suo secondo nome proprio, cioè "il Presidente del Consiglio".

Per molte pagine ancora, Salvi continua a tratteggiare un'atmosfera che sembra mutuata da Cafonal, la celebre rubrica di Dagospia sulla mondanità trimalcioniana dell'Italia di oggi.

A pagina 46, la discovery. Otteniamo certezze sull'identità dell'io narrante, che già avevamo intuito dal riassunto del libro sulla sovracopertina ma che solo ora viene ufficializzata. Il protagonista è proprio Francesco Salvi nei panni di sé stesso. Ciò che abbiamo letto e leggeremo si colora dunque di Verità autobiografica, seppure entro confini che spetta a ciascun lettore immaginare.

E' a questo punto che - finalmente! - lo scenario cambia in modo radicale e inaspettato. Il racconto compie, a mio avviso, un netto salto di qualità non appena si trasferisce in Moldavia, fra atmosfere surreali ma credibili, assurde ma convincenti, ironicamente dark-horror, insolite, intriganti. Leggo:

«la strada si consegnava alla sciatalgia di un paesaggio il cui disincanto era di una efficacia contagiosa».

L'avesse scritta dieci pagine prima, mi sarei chiesto che cavolo vuol dire. Ma adesso no, precipito felice in una spirale vorticosa tendente all'impensabile, in quello che sembra un insperato remake del Mega Salvi Show girato da David Lynch. Sono piuttosto soddisfatto.

Quando finisco di scrivere questo post, Francesco Salvi è su Raiuno in una replica di Don Matteo. Fa il padre di un pugile accusato di omicidio, se ho capito bene. Da oggi lo vedo con occhi diversi, e in fondo è proprio ciò che desideravo.

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