I giardini di Ceylon: tra amore e desiderio di libertà

Copertina del libro I giardini di Ceylon di Shyam SelvaduraiIl romanzo I giardini di Ceylon di Shyam Selvadurai – scrittore cingalese trapiantato in Canada – è un romanzo che potrebbe a pieno titolo entrare a far parte della letteratura coloniale del secolo scorso. Si legge un giovane autore (Selvadurai è nato nel 1965) e, pur con le differenziazioni dovute al diverso panorama culturale, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un classico.

Nell’opera, ambientata nel 1920 in buona parte nel più esclusivo quartiere di Colombo, Cinnamom Gradens (che poi è il titolo originale del libro) si incrociano le vicende di personaggi che cercano di conservare lo status quo o di sovvertirlo, sempre, però, nell’intento di perseguire una verità. Una donna, Annalukshmi, e un uomo, Balendran, cercano soprattutto di imporre, in una società chiusa e governata da regole apparentemente immutabili, un proprio stile di vita, schietto e degno di rispetto.

Nella narrazione, la libertà dell’isola di Ceylon è cifra del faticoso cammino di liberazione di Annalukshmi e Balendran. Il personaggio maschile, in particolare, riveste un ruolo importantissimo, non tanto e non solo nell’intreccio narrativo, quanto, piuttosto, nella vita dell’autore. Balendran, figlio di un ricco latifondista, percorrendo una via resa dolorosa dalle regole sociali e dalla tradizione, riesce a rivalutare l’intensa relazione avuta con un inglese, Richard, con il quale si rappacifica solo dopo aver riconosciuto la propria autenticità. Splendida, in questa prospettiva, la lettera che Balendran scrive a Richard a conclusione del libro.

“Sto cercando […] di imparare ad accontentarmi di ciò che non può essere cambiato, di trarre sostegno dai piccoli conforti. Ma forse questo non è un conforto tanto piccolo, dopotutto. Forse è abbastanza avere una persona con la quale non ci sono segreti, a cui poter mostrare apertamente ciò che si muove dentro il proprio cuore. Forse, alla fine di una vita, poter dire di aver avuto questo basterebbe”.

Da notare che in un’intervista Shyam Selvadurai ha avuto modo di affermare che il personaggio di Balendran gli ha permesso di vivere serenamente la propria omosessualità.

Formidabile la rappresentazione del colonialismo inglese, rapace, ma ammantato di buoni propositi classicamente borghesi e intriso di un esotismo che è in grado di diluire ogni legittima richiesta di libertà e di autodeterminazione. Magnifiche le descrizioni “sensoriali” della rigogliosa natura dell’isola di Ceylon.

Shyam Selvadurai
I giardini di Ceylon
Net, 2003
pp. 350, euro 7,90

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