Il nuovo salvalingua di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota

copertina di il nuovo salvalingua La lingua, si sa, è in continua evoluzione e può aiutare avere uno strumento in grado di dissolvere dubbi e incertezze relativi alla scrittura. Questo sia per gli addetti ai lavori (giornalisti, scrittori, redattori) sia per chi deve confrontarsi anche solo con una lettera o un documento.

Ad esempio per scrivere il primo periodo del post ho già dato un'occhiata al Nuovo salvalingua. Si scrive "sia... sia" o "sia... che"? Riporto testualmente: la forma da preferire è sia... sia. L'alternativa sia... che non può essere considerata un errore, ma è preferibile non usarla, perché, in frasi lunghe e complesse, potrebbe generare confusione con altri tipi di che.

Gli autori prendono in esame termini ed espressioni che spesso generano insicurezza in chi si appresta a redigere un qualsiasi testo. Si parte da A capo e si chiude con Zaffiro. Un'attenzione è data anche alle insidie del burocratese con un elenco di tutte le parole da evitare: meglio attribuire che ascrivere, facilitare che incentivare, vedere al posto di prendere visione.

Il Nuovo salvalingua è in realtà l'aggiornamento di un volume precedente e si fa portatore di un modo dinamico e realistico di guardare alla lingua italiana. Non un insieme di regole e divieti, ma un resoconto su "Che lingua fa", come sostengono gli autori nella presentazione. "Fra un a me mi piace usato nel contesto giusto e le tante astruserie del difficilese preferiamo il primo. E più che per la presunta morte del congiuntivo (che invece gode di ottima salute), siamo preoccupati per il diffondersi di una lingua di plastica fatta di luoghi comuni, volgarità e frasi fatte.

Il nuovo salvalingua
Valeria Della Valle
Giuseppe Patota
Sperling e Kupfer Editori
€ 16

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