Le Città Invisibili di Calvino prendono vita con Colleen Corradi Brannigan

Un viaggio letterario ed artistico alla scoperta delle misteriose città invisibili descritte da Calvino e illustrate da Colleen Corradi Brannigan.

La cornice narrativa


"Le città invisibili"

sono, a mio modesto parere, uno dei più enigmatici testi della letteratura italiana del '900. Costruita a mo' di pellegrinaggio immaginario, la scoperta progressiva di questi agglomerati si riconduce a Marco Polo, intento a rapportare le osservazioni dei suoi viaggi ad un Kubilai Khan stupito ed incantato di riscoprire, attraverso i racconti dell'esploratore italiano, angoli di un impero talmente vasto da rasentare l'inverosimile. Un mondo di che prende forma nelle parole di un Italo Calvino capace di costruire spessori tangibili e sensazioni impensate, restituendo attraverso la finzione del rapporto al suo illustre committente, suggestioni fisiche sperimentabili dal lettore a fior di pelle.
Non solo semplici descrizioni geografiche dunque, ma autentiche mappe essenziali delle città, capaci di instillare una più profonda conoscenza dell'impero attraverso particolari capaci di trasmetterne l'essenza, per raggiungere un significato universale.

L'introduzione di Calvino


Si tratta del testo in italiano della conferenza tenuta in inglese da Calvino, il 29 marzo del 1983, dinanzi agli studenti della Graduate Writing Division della Columbia University di New York, una preziosa raccolta di indicazioni di composizione grazie alla quale scopriamo che lo stesso autore si diceva ossessionato dall'opera, e distingueva nella sua lunga genesi lo sviluppo di temi ricorrenti come la liquidità, l'ossessione purificatrice e l'opposta attrattiva per i rifiuti, dipanando indicazioni di lettura che lasciano tutto il piacere della scoperta.

La postfazione di Pasolini


Nella chiusa di Pier Paolo Pasolini, proveniente dal testo scritto dal noto intellettuale e pubblicato in "Saggi sulla letteratura e sull'arte" a cura di W. Siti e S. De Laude per i Meridiani Mondadori, emerge la strenua volontà di ritrovare le radici di un'ammirazione ombrosa, mai completamente alterata, nonostante aspre polemiche contestuali, e ritrovata insieme alle radici di un platonismo giovane e allo stesso tempo saggio, in ogni caso degno d'ammirazione:

Ogni strumento intellettuale per vivere è un ricordo.
Di conseguenza anche la assoluta novità del conoscere la vita "come passata", non ha altri strumenti per esprimersi che questi vecchi ricordi. E' vero dunque che ogni illusione culturale in Calvino è decaduta, ma la sua cultura però è rimasta: almeno come fornitrice di quei ricordi culturali, attraverso cui Calvino può esprimere il nuovo mondo, come esso si presenta ai suoi occhi abbacinati di vecchio-ragazzo, seduto sul muretto.

Il percorso


Ci siamo quindi decisi ad addentrarci all'interno delle numerose ville descritte da Calvino, e ne abbiamo scoperto l'immenso potere immaginifico, lasciandoci affascinare dalle trasfigurazioni realizzate dall'artista Colleen Corradi Brannigan, servendosi di diversi materiali e di altrettante tecniche, che vi presentiamo poco a poco, seguendo il filo delle prime sei suddivisioni calviniane riprese nei lavori dell'artista descritti da un estratto della presentazione di Monica Miucci:

Il taglio delle incisioni ne segna i gradini, l’inchiostro cola dai ponti, i tetti sbilenchi diventano eterei nei colori trasparenti d’acquerello.
Se Clarice e Adelma -che siano acquaforte o litografia- sono spietatamente in bianco e nero, il rosso di Maurilla e Leonia da’ alle Citta’ un’altra ottica e forma di pensiero, quindi un’altra dimensione. Il passo successivo diventa scultura. Eutropia, Tecla e Zermude sono in ceramica, terracotta e gres; in un’evoluzione che conosce il solo limite delle parole ispiratrici di Calvino e degli strumenti e materie prime che ne permettono la realizzazione.


Le città e la memoria
Città sottili, perse nel novero delle suggestioni passate ed aperte verso l'avvenire.

Tra ogni nozione e ogni punto dell'itinerario potrà stabilire un nesso d'affinità o di contrasto che serva da richiamo istantaneo alla memoria. Cosicché gli uomini piú sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora. Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l'ha dimenticata.


Le città e il desiderio

Anastasia Fedora e il voluttuoso meccanismo anelante.

Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un'altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l'altra, diventata come oggi la vediamo.


Le città e i segni

Tamara, Zirma e le loro compagne, accumunate da caratteristiche segniche eccezionali quanto intangibili.

Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo.



Le città sottili

Tra Zenobia e Isaura, per ritrovare l'ebrezza dell'altezza.

Ma quel che è certo è che chi abita a Zenobia e gli si chiede di descrivere come lui vedrebbe la vita felice, è sempre una città come Zenobia che egli immagina, con le sue palafitte e le sue scale sospese, una Zenobia forse tutta diversa, sventolante di stendardi e di nastri, ma ricavata sempre combinando elementi di quel primo modello. Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici.



Le città e gli scambi

Nell'anima del commercio come scambio e arricchimento che sposta uomini, merci e culture.

E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.



Le città e gli occhi

Tra Bauci e le invenzioni di Zemrude.

Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo piú a staccarlo dal selciato. Il caso inverso non è escluso, ma è piú raro: perciò continuiamo a girare per le vie di Zemrude con gli occhi che ormai scavano sotto alle cantine, alle fondamenta, ai pozzi.

Sono scenari imprevisti, che mettono insieme innumerevoli caratteristiche e formano quasi un'enciclopedia di metropoli mitiche, strette tra Lari e Penati, costruite sulle palafitte e ispirate al reale come i simulacri delle idee platoniche, o forse si tratta, come insinua il khan dalle dita ingioiellate, di una ricostruzione della memoria basata sulla nostalgia dell'amata Venezia?...e ancora oltre, nei meandri di Aglaura e Leandra, alla ricerca dei morti Melania e Laudomia del cielo di Odossia e Bersabea, del continuo perpetuarsi di tra Procopia, Cecilia e Pantesilea, fino ad arrivare alle le invisibili Olinda e Teodora:

Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo d'un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che partendo da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t'ho detto.

Nelle immagini opere di Colleen Corradi Brannigan, tutti i diritti riservati.

Via | cittainvisibili.com

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