La classe, di Francois Begaudeau

la classe"Sono io che ho vissuto, e non una creatura fittizia creata dal mio orgoglio e dalla mia noia". E' in questa frase, recitata alla fine del romanzo 'La classe' durante una recita scolastica, che si apre al lettore il 'senso' di quello che ha letto fino ad allora nel romanzo di Francois Begaudeau.

Dal libro, è noto, è stato tratto un film che ha vinto la Palma d'oro a Cannes (e dove il prof protagonista era lo stesso Begaudeau). Essendo rimasta colpita dal film, credevo di trovare nel libro qualcosa di diverso rispetto ai dialoghi e agli scontri verbali frustranti fra il prof e gli studenti indisciplinati della classe che appaiono nel lungometraggio. Più riflessioni, che so, più descrizioni del rapporto con i colleghi.

E invece anche il libro è così: un insieme di dialoghi frustranti. Perchè vi emerge la mancanza di comunicazione fra docenti e studenti - comunicazione che non sa svolgersi fuori dalla forma della polemica verbale - e fra docenti.

I ragazzi sono difficili a scuola perchè nella vita hanno storie difficili, dicono i genitori: i più indisciplinati sono gli immigrati da poco, o quelli che devono anche lavorare per mantenere la famiglia. Sono gli stessi che vengono espulsi, e passeranno l'anno vagando di scuola in scuola. Begaudeau non commenta, non si addentra in descrizioni del carattere dei ragazzi che parlano, non pretende di dire su di loro una sua verità.

E spesso, non fa altro che descrivere quello che più o meno accade ormai in qualsiasi scuola di periferia di qualsiasi metropoli europea. Frustrante, appunto. Consiglio: consolatevi con un altro film, 'Essere e avere' di Nicolas Philibert francese, che riprende bimbi di una scuola elementare in campagna, e leggete la versione italiana di Begaudeau qualche anno fa: il compianto Sandro Onofri, con 'Registro di classe'.

Francois Beaudeau
La classe
Einaudi
16 euro

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