I conti con me stesso: i diari di Indro Montanelli

montanelliE' difficilissimo dare conto delle tantissime notazioni, opinioni, confidenze su miriade di grandi 'firme' del giornalismo e della politica italiana contenuti nei 'diari' di Indro Montanelli. Bisogna leggerle tutte, queste 270 pagine, impossibile riassumerle. Si tratta, semplicemente, della pubblicazione di 12 taccuini che il giornalista, di cui oggi ricorre il centenario dalla nascita, consegnò al fondo Manoscritti dell'università di Pavia.

Sono stati stralciati, scrive l'editore in una avvertenza, alcuni brani ritenuti lesivi nei confronti delle persone menzionate. Ma senza attutire note caustiche dell'autore su tanti bei 'nomi': da Piovene 'perfido' paragonato a Montale 'candido', ai duri giudizi su Scalfari, Camilla Cederna o Inge Feltrinelli, che secondo Montanelli addirittura avrebbe brindato dopo che lui stesso fu gambizzato.

Ma c'è modo anche di leggere una dichiarazione sulla sua impossibile fede ('Credo in Qualcuno. Non credo che saprò mai, ne' da vivo ne' da morto, chi è e come è fatto'...), passando per l'affetto quasi fraterno con cui ritrae il collega Dino Buzzati, o la 'confessione', nel salotto di casa sua, delle sofferenze esistenziali di Ennio Flaiano.

E' anche raccontata la maledizione della depressione che, scrive, lo spinge a non voler vedere il figlio che sa di aver avuto da una donna ('ma contro la mia volontà') per non vederlo soffrire del suo stesso male. Un male disperante, ereditato da sua madre. Soavi le notazioni sulla moglie Colette, sulla sua ironia e leggerezza, anche quando - racconta Montanelli - le capita di perdere un anello costosissimo o di andare a sbattere contro un muro con l'auto.

Riguardo alle annotazioni sugli scrittori, ce n'è una che colpisce su Scerbanenco, ritenuto da Montanelli un grande autore e di cui quindi il giornalista si rammarica di non aver mai scritto. Montanelli scrive una nota infatti, nel giorno della morte dello scrittore, sulla sua correttezza: lui infatti era uno dei pochi che non gli aveva mai fatto pressione, nè inviato copie in lettura, per assicurarsi una recensione.

Ma il libro racconta da 'insider' vent'anni di vita italiana, di giornalismo, di 'salotti' fra politici, intellettuali, editori e uomini d'affari, documentando l'ascesa al successo di Montanelli stesso, che uscito dal Corriere della Sera a sessant'anni passati sarà fra i fondatori del Giornale (1974), lanciando con successo la testata.

Indro Montanelli
I conti con me stesso
Rizzoli ed.
21 euro

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