Partitura finale, di Ian Rankin

È sul serio l’ultima indagine di John Rebus, protagonista di tanti libri di Ian Rankin, tra cui quest’ultimo Partitura finale? In ogni caso ci siamo quasi, mancano dieci giorni alla pensione, e in cuor suo, forse, l’ispettore Rebus sperava che qualcosa arrivasse a movimentare i suoi ultimi giorni lavorativi.

Qualcosa che lo avrebbe sicuramente aiutato a non pensare a ciò che sarebbe successo dopo, cioè a quando la sua vita avrebbe mostrato l’altra faccia e si sarebbe trasformata in qualcosa di diverso e tutto sommato inaspettato: una vita piatta e ordinaria come qualunque altra vita da pensionato. Prospettiva di certo non elettrizzante. Specie per un tipo combattente (e combattuto) come l’ispettore Rebus.

A dare il giusto dinamismo alle cose ci pensa Aleksndr Todorov, giovane poeta russo rintanatosi a Edimburgo per questioni politiche, e ucciso con un colpo alle nuca in una strada poco trafficata. Il suo corpo senza vita viene trovato da una ragazza e una coppia di mezz’età.

Non sembra un granché, all’inizio, tanto che l’ipotesi più accreditata, e probabilmente anche la più accomodante, è quella di un’aggressione finita male. Un rapinatore, forse, o un tossico che a un certo punto ha perso la testa. Eppure, a poche ore dall’accaduto, a Rebus le cose non cominciano più a quadrare.

Innanzitutto, il poeta: era appena uscito il suo ultimo libro di poesie, Apostovo Blues, e lo stava presentando un po’ in giro, era anche andato in televisione, ma la sua vera dannazione era la politica, a dire il vero aveva una visione non molto apprezzato in patria tanto che era anche stato motivo di indignazione e di allontanamento, se non proprio di esilio.

Ripercorrendo le ultime ore di Todorov, Rebus e la sua squadra scoprono un bel po’ di cose, benché non tutte importanti: il russo era stato in tv, aveva presentato il suo libro, firmato qualche copia e infine aveva bevuto qualche bicchiere, altra sua dannazione, l’alcol.

Era andato a bere in alcun locali nei dintorni del luogo del ritrovamento del cadavere. Uno di questi locali era il Caledonian, il bar di un prestigioso hotel in cui alloggiano un gruppo di magnati russi. E in cui, scoprirà Rebus, Big Ger Cafferty, l’unico vero criminale che non abbia messo dietro le sbarre, ha preso una stanza nell’hotel pur non avendone bisogno e ha offerto un giro proprio al nostro poeta.

A peggiorare le cose, un altro cadavere, stavolta carbonizzato, del tecnico del suono che ha registrato l'ultimo intervento televisivo di Todorov. Perché farlo fuori?

Tutte le piste, insomma, portano al Caledonian. Portano ai russi che sono venuti a investire montagne di soldi, a dir poco di dubbia provenienza, in Scozia, con il benestare del Partito Nazionalista e della più grande banca scozzese dove, peraltro, lavora anche l’uomo di mezz’età che, insieme alla moglie e alla ragazza, ha trovato il corpo del poeta.

Cosa ci fanno nello stesso contenitore magnati russi e Big Ger? Cosa lega gli eventi e le persone che, pur con diversi gradi di responsabilità, sono coinvolte nella morte di Todorov? Domande complesse che meritano una risposta, a costo di dover pestare i piedi alle persone sbagliate, ma, in fondo, questa potrebbe essere la sua ultima occasione per mettere le mani addosso a Big Ger.

  • shares
  • Mail