La vicevita, di Valerio Magrelli

Cos'è la 'vicevita'? E' una 'non vita', sono quegli spezzoni di esistenza che trascorriamo lontani da un luogo fisico 'fisso', ovvero le ore passate a 'spostarsi' da un luogo all'altro. Attimi in cui, apparentemente, non 'viviamo' veramente.

Questo il concetto dietro il bel volumetto di Valerio Magrelli, edito dalla collana 'smart' di Laterza 'Contromano', e che narra, appunto, storie di 'treni e viaggi in treno', come dice il sottotitolo.

Attimi apparentemente insignificanti, come lo scendere alla fermata sbagliata ('la stazione che non ci aspettavamo, ma che aspettava noi') o sedersi in uno scompartimento vuoto all'interno di un treno vuoto e accorgersi che si è sbagliato binario, che quel treno ha finito la corsa (e provare la sensazione dell'inganno, scrive l'autore, la 'sindrome della bestia da macello').

Sensazioni sottopelle, flash che finiscono nell'archivio dell'inconscio, e che Magrelli attiva usando ogni volta, in ogni brano, un paio di frasi che, messe insieme, potrebbero diventare una poesia a se' stante, e farci capire già tutto. Come il fatto, ad esempio, che caffè e ristoranti della stazione siano 'macchine da congedo' o il motivo simil-sociologico per cui 'i passaggi a livello mettono tristezza'.

Molte inoltre le questioni che, almeno una volta nella vita, baluginano nella mente di qualsiasi viaggiatore: ad esempio perchè bisogna per forza usare quel rumore orribile (e vagamente allarmistico) ogni volta che si deve segnalare al passeggero che il wc sta iniziando la auto-pulizia ('E' mai possibile ricorrere al rumore per qualsiasi pretesto?').

Valerio Magrelli
La vicevita
Laterza ed.
9 euro

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