Addio a Enzo Jannacci, che amava giocare con le parole

Un saluto a Enzo Jannacci, grande cantautore italiano, che amava giocare con le parole e con le note

Addio a Enzo Jannacci, che amava giocare con le parole

È morto Enzo Jannacci, dopo una lunga malattia. “L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato – ebbe a dire – e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque”. In questi giorni di incertezze tornano anche alla mente le parole del suo tormentone Vengo anch’io? No, tu no!: “Si potrebbe sperare tutti in un mondo migliore”.

Un cantautore sui generis di non facile comprensione e di sottile poeticità che ci rende l’immagine di una Milano diversa, ormai sparita e dominata dall’affarismo a ogni costo senza l’attenzione all’altro che è sempre stata cifra del mondo di Jannacci. Non una Milano da bere, ma una Milano da sentire.

Nel 2011 suo figlio Paolo ha pubblicato, con Mondadori, una biografia di Enzo dal titolo Aspettando al semaforo. L’unica biografia di Enzo Jannacci che racconti qualcosa di vero.

Noi di Booksblog salutiamo il grande Enzo Jannacci, che amava giocare con le parole e con le note, prendendo in prestito il testo della sua canzone/poesia Domenica 24 marzo:

Domenica 24 Marzo che mi ero svegliato prima io
di fuori cantava ancora il cannone,
di dentro per me la guerra finiva.
In pochi minuti già in trincea
comincia a usa', la par nanca vera
partito tutto un caricatore
addosso a un tenente con la sua bandiera.
Come si va a dirci che ti sei stanca'
a rischia la pel e dopu purtarla a ca', a ca'
Domenica 24 Marzo che mi ero svegliato prima io.

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