Educazione siberiana di Nicolai Lilin

Ammetto di avere scoperto Educazione siberiana di Nicolai Lilin (Einaudi, Supercoralli) solo di recente; il romanzo di Lilin, uscito nel 2009, è ritornato alla ribalta negli ultimi mesi forse grazie anche al battage per il film di Salvatores.

Il film -uscito nelle sale da circa un mese- non mi pare abbia riscosso grandi consensi, il libro invece è schizzato in vetta alle classifiche da settimane. E un motivo, ci sarà.

L'ho letto in formato ebook, molto incuriosita dall'autore, che nonostante la giovane età (classe 1980), ha scritto un'avvincente biografia; e non è tutto, pare che uscirà un nuovo libro di memorie su altre "fasi" della sua vita. Cosa avrà attirato l'interesse del grosso pubblico? Alla luce di una prima analisi, oltre alla violenza potrebbe essere l'aura di fascinazione intorno ai tatuaggi, fenomeno che ormai ha contaminato un po' tutte le fasce sociali della popolazione.

Il libro ti cattura grazie agli episodi (spesso cruenti) di un'infanzia molto povera, ma impreziosita da forti legami sociali e familiari; si parla tanto del carattere ribelle -e romanzato- delle sue vicende, che narrano le contraddizioni di un'educazione criminale oramai estinta. A me pare che sopra tutto invece rimanga impresso il profondo rispetto per gli anziani e i meccanismi della rete educativa di quel mondo adulto. Ogni pagina si ricollega a un sistema relazionale di disciplina e grande considerazione per chi ha vissuto più di te e forse è questo il vero polo di attrazione di questo libro. Chiudo segnalandovi questa bella intervista su Wired Italia, in cui si vede bene come Lilin sia un personaggio autentico e non certo uno che segue le mode; per dire, il consiglio che da' rispetto ai tatuaggi è:"non fateli...".

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