Dal libro al film: I love shopping

i love shoppingAllora, questo post vuole inaugurare un 'filone' di critica (nostra) e commenti (vostri) sui film che riprendono romanzi e best seller editoriali. Ad inaugurare il 'filone' è I love shopping, che con molta cautela (vista la personale allergia per le trasposizioni cinematografiche) sono andata a vedere.

Tutte coloro che adorano Sophie Kinsella e per cui Becky Bloomwood è un mito personale (alla faccia delle critiche alla ckick lit) si rassicurino: il film non riuscirà a condizionare la vostra fantasia, sostituendo alla vostra immagine mentale di Becky quella dell'attrice che fa le smorfiette sul grande schermo. Il film infatti ricrea la storia di Becky sganciandosi in più parti dalla trama del romanzo.

Memorabile la scena d'inizio, sulla differenza fra uomini e vestiti, e anche i 'dialoghi' di Becky con i manichini "tentatori" dei negozi di Vuitton, o le sedute nel gruppo degli 'shopaholic' (mitico il giapponese).

Per il resto, Tarquin nel film è uno che non ha niente da invidiare a Luke come prestanza fisica (molto diverso dal Tarquin libresco, più nerd) e soprattutto è già fidanzato con Suze (cosa che nel libro accade successivamente).

Nel film poi è appena accennata la crisi e la rivincita di Becky, diversamente a come accade nel libro, nel quale non c'è un semplice 'pentimento' (come accade nel film), ma una vera rivalsa professionale della protagonista.

Insomma, sul grande schermo la storia è, per un terzo almeno, un'altra storia, quindi si può vedere mantenendo separate nel cervello le due 'Becky'.

Promosso? Si, anche se non tutti i vestiti indossati dalla protagonista hanno la classe che ci aspetteremmo dal 'fiuto' di Becky: non perdoniamo gli sceneggiatori di aver trasformato la sciarpa azzurro cangiante di Denny e George in una sciarpa verde!!

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