Festa del papà con Bernard Moitessier

È la festa del papà 2013 e la mia letterina di quest'anno ha la forma di un post che rende onore ad uno degli scrittori preferiti di mio padre: il navigatore francese Bernard Moitessier.

Uomo di milleuno avventure, sospeso tra l'Indocina e la California, il Vietnam e la Francia, spirito marino che ha attraversato gli oceani del mondo in lungo e in largo, per scandagliare ogni centimetro di vita e catturarne il frizzante palpitare. Moitessier è condensato in ogni singola parola dei suoi libri, testi dei quali ho imparato a memoria le copertine perennemente adagiate tra qualche numero di Bolina, sul tavolo del quadrato di Calù, la nostra ultima barca a vela e poi sul comodino paterno, prima ancora di cominciare ad aprirle ed accettare il reflusso che inevitabilmente mi avrebbe catturata.

Sapevo e temevo, come già con Conrad, l'accendersi di un'altra passione trasmessa ancora una volta "dall'augusto quanto contestato genitore", e di ritrovarmi in una spirale inevitabile, che si nutre di un desiderio di avventura appreso all'aria aperta dell'Isola d'Elba, tra i paesaggi della mia infanzia e le suggestioni dei grandi romanzi di formazione, senza l'esperienza e la forza di tener dritta la barra del timone e sopravvivere alla ruvidezza schietta di un gergo tecnico e diretto, ma sempre poetico.
E questo ritorno saltellante tra "Joshua", "La lunga rotta" e "Viaggio nei mari del Sud", non poteva che abbordare al postumo "Tamata e l 'alleanza", un concentrato di appunti tratti dal diario di bordo e sagge riflessioni che mi hanno ricordato la sensazione che si prova quando la prua, lasciata la terra alle spalle, fa rotta verso il largo, e indica chiara la sua direzione.

Solo le parole di un marinaio con il sale nelle vene, avrebbero potuto descriverne l'atmosfera mai scontata, costruita giorno per giorno, con l'attenzione di chi dipende costantemente dalle condizioni meteorologiche e dagli accidenti delle onde e ha saputo conservare la capacità di meravigliarsi. Quell'uomo è mio padre:

Uno spruzzo di schiuma salata, il vibrare di una sartia che si allea con la sonorità del vento, la pelle che si tende e si distende con il sole e il vento, tutto il suo essere che partecipa al concerto del mondo ed assiste estasiato allo spettacolo, nulla gli è richiesto, nulla è necessario, solo la volontà di assistere.

Ebbe il coraggio di essere, ebbe il coraggio di volere, ebbe il coraggio di mostrare il vero se stesso agli altri uomini attraverso la sua solitudine sul mare, nel mare, grazie al mare.

Navigò, navigò e ancora navigò con un guscio di legno e poi di acciaio per trovarsi, per cercare di capire perché lo facesse. In principio non se ne chiese il perché, ne sentiva solo la necessità; poi riuscì a capire delle piccole cose, riunì tutte quelle piccole cose e trovò la forza di scriverle.

Tanti le lessero, tanti capirono che quelle piccole cose erano parte dell’essere uno e che nel suo desiderio di solitudine esprimeva la sua vicinanza al tutto, umano e non.

Bernard Moitessier ha lasciato una scia nell’acqua salata che non si è richiusa nei mari del mondo. La scia è ancora nitida e basta saperla cercare, dal pulpito di una barca, da una scrivania, dal balcone di un terrazzo, dal finestrino di un tram...Claudio Rania

Via | reivax.org

  • shares
  • Mail