New Italian Epic: Wu Ming 1 risponde alle critiche

New Italian Epic Il saggio firmato Wu Ming sulla New Italian Epic, per alcuni ormai NIE, recentemente pubblicato da Einaudi dopo quasi un anno di gestazione tra interventi su internet, conferenze e dibattiti, ha innescato una reazione a catena di polemiche e duri attacchi tra il sarcastico e lo schifato. Proprio in reazione a questi attacchi, arrivati soprattutto dalla stampa, Wu Ming 1, il principale promotore e "ideologo" del gruppo, ha pubblicato su Carmilla la prima parte di quello che si può tranquillamente definire un contrattacco.

Il titolo del pezzo, articolato in 9 punti, è "NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA - 1a parte" si scaglia soprattutto su 4 interventi pubblicati sui giornali nelle ultime due settimane da Riccardo Chiaberge (Domenicale del Sole24ore), Filippo La Porta (CorSera), Emanuele Trevi (Alias) e Fabrizio Rondolino (La Stampa), accusando i rispettivi autori di "reazioni tra lo stizzito, il sussiegoso e il goliardico" e proponendo uno schema tripartito delle reazioni più comuni:

1. fallacia del "non è letteratura";
2. fallacia del riduzionista;
3. fallacia del pigro o del ritardatario.

Con questo intervento Wu Ming 1 attacca, nulla sfugge al suo sguardo critico e pungente, ogni tanto ancor più stizzito di coloro che lo attaccano, ma purtroppo sbaglia e sbaglia di grosso soprattutto a perdere tempo in queste inezie: dimostrare che la New Italian Epic esiste bacchettandosi tra scrittori e critici è di minima importanza di fronte al declino che ha caratterizzato gli ultimi anni della storia letteraria, e più in generale culturale, del nostro paese. Creare una categoria come quella della New Italian Epic e portare avanti un proficuo dibattito su di essa è una cosa, bisticciare strappandosi i capelli come le ragazzine è un'altra.

Oggi i problemi verso cui rivolgere la nostra attenzione sono altri, e sicuramente alcuni tra i libri che dovrebbero far parte della NIE ci servono, così come ci serve quell'attenzione alla storia del nostro paese che sembra essere uno dei punti fermi del "movimento". Solo una cosa proprio non ci serve: assistere a vani battibecchi per poche briciole, perdere tempo in quelle che Franco Fortini chiamava "scaramucce di retroguardia".

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