"Qui è proibito parlare" di Boris Pahor

pahor E' da pochi giorni nelle librerie "Qui è proibito parlare" , edito da Fazi, il nuovo libro di Boris Pahor, autore ultra novantenne italo-sloveno dalla vita editoriale molto travagliata che finalmente sembra essere riuscito a ritagliarsi il suo spazio, assolutamente meritato, anche nelle librerie italiane, soprattutto dopo l'uscita in Italia nel 2008 del suo capolavoro, "Necropoli", terribile e durissimo affresco della sua vita di prigioniero in un campo nazista.

In questo suo nuovo romanzo Boris Pahor si occupa di un argomento assolutamente centrale nella sua vita, la lotta per la sopravvivenza dell'identità slovena a Trieste. E' proprio a Trieste, infatti, che, durante il ventennio fasciasta, per la prima volta fu messa in atto una vera e propria politica di pulizia etnica con l'obiettivo di epurare qualsiasi cosa di sloveno ci fosse in città, dagli abitanti di origine slovena fino ai palazzi, dalle scritte fino alla lingua. Un episodio ancora molto oscuro della nostra storia recente.

Forse anche la storia editoriale italiana di Boris Pahor che fino all'anno scorso era praticamente sconosciuto, fa parte di questo capitolo oscuro della nostra storia, il capitolo che riguarda la discriminazione della minoranza slovena. Perché intanto che qui in Italia il suo lavoro veniva ignorato, Pahor collezionava premi e onorificenze in tutto il mondo, segnalato più volte per il premio Nobel, insignito nel 1992 del Premio Preseren, il massimo riconoscimento sloveno, nominato in Francia Officier de l’Ordre des Arts e des Lettres e insignito dal governo francese della Legion d’Onore. Chissa come è potuto accadere.

Boris Pahor
Qui è proibito parlare
Fazi
euro 19,00

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