Montedidio, la poetica Napoli di Erri de Luca sulla scena del teatro Atalante di Parigi


Ritrovarsi tra le mani un biglietto per lo spettacolo teatrale "Montedidio" di Erri de Luca è stata un'emozione duplice che ha riunito nel medesimo istante la passione della lettrice e l'orgoglio della napoletana. Perché le atmosfere dell'omonima collinetta abbarbicata dietro Piazza Plebiscito e protesa fino a toccare le belle e sofferte pietre del Palazzo Serra di Cassano (oggi sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ieri teatro di importanti accadimenti di quella Rivoluzione Napoletana che in molti hanno dimenticato) hanno ripreso sostanza dinanzi ai miei occhi stupiti ben lontano dall'Italia.
Sui declivi di un'altra altura, quella diversamente caotica e musicante di Montmartre, mi sono riscoperta inconsciamente nostalgica, a cantare parole antiche di una lingua che ha la nobiltà della gente del golfo e lo splendore dei disegni lasciati dal sale marino, sulle lenzuola stese ad asciugare all'aria del Vesuvio. Una sagoma familiare che fa da sfondo ad una scena piccola ed intima, nella quale si rincorrono i personaggi principali, aedi del testo tradotto in francese da Danièle Valin e adattato al palco da Lisa Wurmser, stretti in uno spazio popolato da macchine rudimentali e carretti d'altri tempi.
Di quei mezzi di locomozione un po' improbabili, nei quali a volte ancora oggi vanno in giro i piccoli artigiani della grande Napoli, trabiccoli che riuniscono funzioni pratiche e improbabilità esistenziale, in forme sempre prossime all'esplosione, come lo stesso contorno poetico e allucinato nel quale si aggirano, accompagnati da maschere tradizionali e dal bruciore amaro dell'immutabile.
Bravissimi gli attori francesi, ben calati nei ruoli tutti partenopei del protagonista e voce narrante, della giovanissima Maria, di Don Rafaniello pronto a spiccare il volo verso Gerusalemme con le sue ali nascoste nella gobba, dell'anziana coppia di genitori "che parla solo il napoletano" perché non ha avuto la fortuna di studiare la lingua nazionale, e soprattutto un grazie sincero ad Andrea de Luca, l'unico vero napoletano sul palco, che nei panni del falegname-pescatore Mast'Errico imprime all'idioma di Molière, l'autentico calore del Sud Italia

Per chi desiderasse tuffarsi nella versione francese del testo di de Luca, che ha avuto un largo successo in Francia ed ha ispirato lo spettacolo, è sufficiente fare un salto al link

Nell'immagine copia schermo della newsletter di presentazione dello spettacolo.

Via | theatre-latalante.com

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