La collezione di Giampiero Mughini

mughini Tra i tanti volti che ha Giampiero Mughini, ormai celebre al grande pubblico solamente per il suo sfegatato tifo juventino, c'è anche quello del collezionista, del bibliofilo, ed è proprio questo il motore di questo sua nuova pubblicazione, edita da Einaudi nella collana Stile Libero, e intitolata appunto La collezione, una sorta di romanzo sentimentale che attraversa la cultura del Novecento italiano seguendo il filo delle prime edizioni, piccoli tesori che Mughini ha accumulato negli ultimi 25 anni e ai quali è legata a filo doppio la nostra storia culturale. Si passa dalla curiosa attività di autopromozione di Ungaretti, che distribuì le 80 copie della prima edizione del Porto Sepolto ai suoi amici, agli sfortunati Canti Orfici di Campana, bruciati dagli inglesi per scaldarsi, dalle fatiche editoriali di Svevo ai legami tra futurismo e politica, e molto altro ancora.

Questo profondo scavo nell'editoria italiana, oltre a stimolare la curiosità di mille aneddoti che ne costellano il procedere può essere un ottimo spunto per riflettere sui processi di produzione del mondo editoriale, perché in fondo quello che emerge da una passeggiata nei boschi dell'editoria novecentesca è la sua profonda diversità con quella odierna, e scoprire che alcuni dei più grandi autori della letteratura italiana del secolo scorso hanno vissuto dei debutti tutt'altro che felici può e deve essere, a mio parere, lo spunto di una riflessione profonda sui meccanismi odierni di un'industria, quella editoriale, che spesso dimostra, cercando a tutti costi di creare bestseller e istantbook, di aver perso completamente di vista il vero valore delle opere che promuove.

Giampiero Mughini
La collezione
Einaudi
euro 16

Via | La Stampa

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