Vedrai vedrai (Untitl.ed)

Untitl.ed, la casa editrice nata on line e che nell'on line trova i suoi autori, ha lanciato per settembre tre titoli, i primi tre della collana:

Voice Recorder - Alessandra MR D'Agostino

Il Pastro grigio - Demetrio Paolin

Vedrai Vedrai - Alessandra Galetta

Un bel tris di scritture, storie originali e stile convincente. Ma tra i tre libri spicca senza dubbio la raccolta di racconti della Galetta.

Stile originale, scrittura incisivia, la Galetta sa riprodurre le atmosfere semplici ma angoscianti di un vivere quotidiano soffocato da un'insoddisfazione abitudinale, così banale e normale, da diventare insopportabile.

Un'insopportabilità della normalità che si fa pesante con lo scorrere delle pagine. E quella che sembra una normale vita di una ragazzina, piuttosto di un quasi-barbone o una moglie qualsiasi, diventa un vero e proprio incubo. Un incubo che viene, infine, esplicitato nell'ottimo racconto Righe di velluto, con un personaggio così vicino (che potrebbe essere proprio il nostro vicino) da viverne il pathos in prima persona.

Un esordio letterario che lascia ben sperare, e più di una scintilla si può parlare di un vero e proprio fuoco: Alessandra Galetta è un vero talento.




Booksblog l'ha intervistata.



Alessandra, cosa ha rappresentato la scrittura di questo libro per te?

Be' e' stata un'avventura. Scrivi storie e non sai dove vai a finire. E' emozionante, inquietante e liberatorio. E poi i rapporti con l'editor, nonche' editrice (IoePalmasco) sono stati molto buoni. Ed e' stato divertente anche con gli altri due autori, che sono un po' pazzi, e se sono un po' pazzi loro, mi sa che lo sono anche io.



Come è nato il libro?

Arrivò una mail mesi fa, in cui mi si chiedeva di scrivere qualcosa.

A me? Proprio a me, siete sicuri? Questa domanda non la feci, però la pensai. E se a metà strada qualcosa s’inceppava? Anche questa la tenni per me.

L’Untitled mi disse: devi usare lo stesso stile del blog. E l’Untitled non lo sapeva, ma i miei racconti erano (sono) diversi dai post.

Sto lì che fisso il muro, guardo dalla finestra e la frase viene diversa; quando scrivo un post, invece, apro word e butto giù.

Arrivarono le prime lettere, tra cui una molto bella, poetica anche, in cui mi si spiegava come avrei dovuto scrivere.

Non sono sicura che volessero questo da me. Mi hanno lasciato libera, mentre scrivevo e mentre rivedevamo i testi e questo è stato importante per me.



Sei soddisfatta del tuo lavoro?

Un giorno prima d’inviare uno dei racconti l’ho fatto leggere a qualcuno. A qualcuno molto vicino, ovvio. Quando qualcuno molto vicino legge una tua storia, è piacevole, e inutile. Non ti darà mai giudizi sgradevoli. Non perche’ non vuole, non perché ti vuole bene, ma perché non può. Magari si è letto centinaia di romanzi, di racconti, sa distinguere tra quello che è ben scritto e quello che è banale, ma non riesce a dire nulla se non: bello o poco più della tua storia. Be’ quella volta invece mi ha detto una cosa, mi ha detto: lo sai che tu la puoi cambiare? Nessuno l’ha ancora letta e tu puoi modificarla. E io starei meglio, se andasse diversamente. E dopo ha aggiunto: però non può che andare così come è.

E allora mi sono sentita tranquilla.

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