Il memoriale di Michele Greco

Il memoriale di Michele GrecoMichele Greco, capo dei capi di Cosa Nostra prima di Totò Riina, soprannominato il Papa per la sua asserita religiosità, fu l'unico superboss mafioso a scrivere un'autobiografia. Il memoriale di Michele Greco è stato da poco ripubblicato da Aliberti editore in un'ottima versione critica, commentata dal giornalista Francesco Viviano.

Leggendolo, si resta impressionati dall'alternanza tra la parola del Papa, che si auto-accredita come il patriarca gentile di un feudo armonico e ottocentesco che pare esemplato sul villaggio dei Puffi, e la realtà giudiziaria narrata da Viviano, disumana oltre ogni immaginazione.

«Quanti soldi prestavo agli operai senza averli più restituiti?» si chiede retoricamente il contadino Michele “Grande Puffo” Greco, con la sua prosa relativamente colta e ironica. «Quante scarpe regalavo nel periodo invernale? [...] Tanti operai d'inverno avevano le scarpe rotte e si presentavano da me, non dicevano una parola, si alzavano il piede, mi mostravano la scarpa rotta e mi guardavano fissi negli occhi. Io dicevo: Vai da mastro Giovanni».

L'effetto è quantomai straniante quando, dopo pochissime pagine, scopriamo che la leadership del Papa mafioso fu caratterizzata da una ferocia che sconfinò nella follia, e da una smania di dominio e vendetta paragonabile a quella del conte Vlad. All'apice della sua reggenza, il Papa arrivò a ordinare lo sterminio dei propri nemici, dei loro parenti, dei loro lontani conoscenti e persino dei parenti dei loro conoscenti.

Il libro di Francesco Viviano è tutto un alternarsi di placide atmosfere bucoliche ed esplosioni di violenza, vita campagnola e inferno metropolitano, latte e sangue, come il pasto di Polifemo.

È un documento prezioso e interessante, che restituisce alla Storia e alla coscienza comune un altro tassello della complessa ma perversamente affascinante vicenda di Cosa Nostra. Ed è anche, a modo suo, un pezzo di grande letteratura siciliana, perché in grado di restituirci un fulminante affresco di doppiezza umana in tutta la sua esplosiva contraddizione.

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