Il manuale per diventare intellettuali di Luciano Bianciardi

Non leggete i libri, fateveli raccontare, di Luciano bianciardiNon leggete i libri, fateveli raccontare di Luciano Bianciardi è una raccolta di «sei lezioni per diventare un intellettuale, dedicate in particolare ai giovani privi di talento» pubblicate nel 1967 sul rotocalco ABC.

In sole 90 paginette Luciano Bianciardi - compianto autore de La vita agra, oggi in fase di piena riscoperta critica, specie dopo la pubblicazione della raccolta L'antimeridiano - traccia un ritratto tanto lucido quanto spietato del prototipo dell'intellettuale leccaculo.

Lui non lo chiama così, ma i consigli che rivolge ironicamente ai figli privi di talento della media borghesia per ascendere allo status sociale di intellettuali - qualunque cosa questo significhi - segnano le tappe di un viscido percorso di ruffianeria, che non ha timore di passare anche attraverso un matrimonio d'interessi e in generale sui cadaveri altrui.

Ipocrisia, falsità, opportunismo e finzione nella vita, negli studi, negli scritti e persino nella gestualità. Questa la ricetta per sollevare tanto fumo da nascondere l'assenza di qualsiasi "arrosto" culturale e, rendendosi funzionali al più marcio dei sistemi, guadagnare i più alti gradini dell'industria editoriale.

«Ci sono due modi di lettura di questo libro», scrive Ettore Bianciardi nella postfazione, «il primo, che potrebbe apparire estremo, assurdo, improponibile, ma non lo è affatto, è considerarlo un vero e proprio manuale comportamentale nel mondo della cultura: e chi proprio non se ne vorrà servire per far carriera e salire in fretta i gradini verso la fama, almeno lo adoperi come utile strumento di salvaguardia personale.»

Il secondo modo è quello di considerarlo una satira feroce, esilarante, geniale e profetica, in grandissima parte d'ispirazione autobiografica, contro un mondo che Bianciardi dimostra di aver conosciuto a fondo e rigettato sin dalle sue fondamenta, come becera espressione di una società decadente da abbattere, più che da riformare.

L'ovvia critica a cui si espone è quella espressa da una lettrice di nome Benedetta su Internet BookShop. «Il livore che traspare ad ogni attacco», scrive, «che alita in ogni tentativo di ironia, dimostra in maniera struggente quanto Bianciardi stesso si sia sentito rifiutato da un mondo intellettuale a cui irride pesantemente secondo la stessa filosofia che portò la volpe a dire dell'uva "Non è matura"».

La volpe Bianciardi, non riuscendo a raggiungere l'uva del riconoscimento culturale, comincia a disprezzarla. Forse. Giova però ricordare che cinque anni prima di questi scritti, nel 1962, Bianciardi aveva raggiunto con La vita agra un gigantesco successo sia di critica che di pubblico, e una fama che trascendeva l'ambito strettamente letterario per sfociare in quello televisivo e cinematografico.

La capitalizzazione anche minima della sua meritatissima fama, e degli ottimi e sinceri rapporti che l'autore intratteneva da tempi non sospetti con l'editore, avrebbero consentito a Bianciardi una vita tutt'altro che agra sotto ogni punto di vista, secondo canoni medio borghesi. Lo scrittore di Grosseto preferì però rinunciare, in modo consapevole e unilaterale.

Il mondo che dunque viene spietatamente e genialmente messo alla berlina in Non leggete i libri, fateveli raccontare è un mondo che Bianciardi padroneggiava, possedeva, impugnava dalla parte del manico; un mondo che lo vide e avrebbe potuto continuare a vederlo assolutamente vincente.

Ma di una vittoria che però, evidentemente, lo ripugnava.

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