Ufficiali e gentiluomini, di Evelyn Waugh

Esce finalmente per Guanda Ufficiali e gentiluomini, un testo di Evelyn Waugh, assodata ormai la sua presenza tra i grandi del Novecento, che per l’esattezza è del 1955, secondo volume della trilogia antimilitarista completata da Men at arms (1952) e Unconditional surrender (1961), cui aggiungerei L’inviato speciale.

Dopo aver utilizzato la sua proverbiale ironia corrosiva e il suo sarcasmo per ritrarre una società borghese ormai svuotata di qualsiasi valore che non sia materiale, la trilogia antimilitarista invece distrugge il mito dell’eroe novecentesco.

Protagonista è ancora una volta Guy Crouchback: ufficiale dell’esercito smarrito e confuso, non solo dagli aventi, visto che siamo catapultati fin dalle prime righe dentro una guerra, ma dall’esercito stesso guidato da un manipolo di ufficiali piuttosto impacciati e indecisi sul da farsi: sembra che ogni decisione della struttura militare sia semplicemente frutto di improvvisazione.

Ora, il nostro Guy è appena tornato dall’Africa, dove ha già subito una serie di disavventure raccontate nel libro precedente, e quando arriva a Londra la situazione non è certamente delle migliori: c’è la guerra e è facile intuire che in realtà si tratta della Seconda Guerra Mondiale, anche se non viene mai detto in modo esplicito.

Insomma, Guy è stato richiamato a Londra per «incarichi speciali», ma nessuno sa di cosa si tratti. Si sa solo che la sua prossima destinazione è l’isola di Mugg «lei è diretto là: assegnazione provvisoria per scopi addestrativi al Comando X, isola di Mugg. Va bene?», gli comunica il maggiore, al quale naturalmente non può mica disobbedire.

Ma l’isola di Mugg, misteriosa e arcana, non è altro che un posto sperduto e a dir poco inospitale in mezzo all’arcipelago scozzese, dove resistere e sopravvivere alla noia, alle stranezze del luogo e della poca gente che abita l’isola, sarebbe già molto.

E anche qui, oltre a incappare in una serie di disavventure che sfiorano l’irrazionale, il nostro Guy è circondato da un manipolo di ufficiali, sottufficiali e soldati semplici confusi che, al momento, possono solo combattere per conquistarsi una camera singola nell’albergo dell’isola.

Ma i combattimenti e la guerra veri e propri arriveranno, ed era anche inevitabile: in Egitto e poi a Creta, Guy si troverà di fronte agli orrori, questi sì incomprensibili, di una guerra assurda come d’altra parte tutte le guerre, c’è poco da discutere, con tutti i morti che si trascina dietro, e anche per una penna affilata come quella di Waugh l’ironia non può far altro che lasciare il posto alla compassione.

Ora, nonostante tutta l’ironia di questo grande scrittore e le stranissime e divertenti disavventure del personaggio, siamo di fronte a una critica devastante dell’esasperato militarismo colpevole di aver esaltato un eroe che a sua volta, insieme a tutti coloro privi o privati di potere decisionale, è soprattutto una vittima dell’irrazionalità dello spirito militarista.

Evelyn Waugh
Ufficiali e gentiluomini
Traduzione di Eva Kampmann
Pagg. 304
€ 16.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice

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